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Biotecnologie avanzate:
a quale scopo?
Documento del Comitato Scientifico di Legambiente E/R
Da anni ormai stiamo assistendo ad un notevole progresso della ricerca
e delle applicazioni delle biotecnologie avanzate in agricoltura e, per
fini diversi (medico e alimentare) in zootecnia.
Tale progresso sta avvenendo senza conoscenze adeguate che, a tutt’oggi,
permettano di definire il grado di accettabilità di questo tipo
di ricerca e delle sue applicazioni in campo alimentare.
Infatti, a causa delle caratteristiche specifiche di questo tipo di
ricerca scientifica, che incontra serie difficoltà nel prevedere
gli effetti, a breve e a lungo termine, dell’assunzione da parte dell’organismo
umano di organismi geneticamente modificati e l’impossibilità di
valutare le conseguenze dell’immissione in Natura degli stessi, le applicazioni
in campo agricolo e zootecnico alimentare assumono implicitamente un livello
di rischio indeterminato per l’individuo e per la collettività.
Sono rilevanti inoltre le questioni di carattere etico coinvolte: l’uomo
sta creando, a grande velocità e con metodi diretti, nuove specie,
animali e vegetali, che non esistevano prima in Natura e che perciò
non sono l’esito di un processo evolutivo che, comunque, richiederebbe
una scala temporale dell’ordine dei milioni di anni.
Tutto questo sta avvenendo per gli scopi più diversi: per aumentare
le produzioni, accrescere la resistenza a determinate sostanza chimiche,
ottenere la disponibilità di organi animali idonei ad eventuali
trapianti sull’uomo.
Al di là della questione etica, che riteniamo richieda spazi
ampi di elaborazione e su cui invitiamo ciascuno a riflettere, consideriamo
assolutamente inadeguati alla portata dei rischi presumibili gli scopi
comunemente indicati dai sostenitori della diffusione dell’utilizzo degli
organismi geneticamente modificati in agricoltura e zootecnia a scopo alimentare.
Non si vede l’utilità dell’aumento delle produzioni agricole,
visto che già oggi numerosi prodotti alimentari sono in sovrapproduzione
e le ragioni della malnutrizione o denutrizione nel mondo sono in massima
parte di carattere economico e non produttivo.
Analogamente non si vede l’utilità di indurre resistenza ad erbicidi
o antibiotici se il fine di un’agricoltura sana deve essere una riduzione
dell’uso della chimica, o la necessità di creare animali adatti
ad incrementare la quantità e la velocità delle produzioni.
La riduzione della biodiversità è una conseguenza certa,
invece, e rappresenta un ulteriore grave pericolo per l’ecosistema, mentre,
dal punto di vista economico, si prospetta la cancellazione delle produzioni
alimentari locali e tipiche in favore di una produzione massificata gestita
dai pochi grandi gruppi che possono permettersi ricerca e applicazioni
tecnologiche.
Per queste ragioni, siamo contrari alla diffusione e all’utilizzo degli
organismi geneticamente modificati in agricoltura e zootecnia e chiediamo:
l’affermazione del principio della non brevettabilità di organismi
viventi o parte di essi, in pratica cancellato dalla direttiva UE del 12/5/1998
recepita dal Governo italiano nel Luglio 1999; la definizione dell’obbligo
di indicare sulle etichette dei prodotti alimentari qualsiasi percentuale
di sostanze transgeniche eventualmente contenute; una moratoria della produzione
e commercializzazione degli organismi geneticamente modificati fintantoché
non siano venute meno le carenze e i problemi descritti.
Comitato Scientifico Legambiente Emilia-Romagna
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