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Un'azione decisa contro
i bracconieri
La Prov. di Bologna faccia seguire i fatti allle dichiarazioni
Legambiente chiede l’attuazione di un severo controllo del territorio
contro il bracconaggio nel territorio bolognese. L’attenzione è
rivolta all’Amministrazione Provinciale che dopo aver preso la decisione
di intervenire non ha proceduto di conseguenza dotando i funzionari incaricati
della possibilità e degli strumenti necessari per operare su tutto
il territorio provinciale.
In tutta la Regione Emilia-Romagna, come in tante altre situazioni italiane,
il fenomeno del bracconaggio è molto diffuso. È evidente
che se per questioni di sopravvivenza il bracconaggio poteva essere tollerato
in epoca di guerra oggi è assolutamente intollerabile ed occorre
contrastarlo con forza ed in modo organico. Molto dell’attuale bracconaggio
avviene sugli ungulati per motivi di commercio delle carni. I mezzi con
cui si pratica il bracconaggio sono i più vari, dall’archetto alle
reti per i piccoli uccelli, dai lacci alle tagliole per i mammiferi, dai
cogolli alle nasse per i pesci. Le specie - obiettivo sono in pratica tutte
le specie di fauna selvatica, protetta e non, per motivazioni diverse.
Fenomeni storici di prelievo illegale hanno, ad esempio, portato alla
scomparsa del lupo e di specie di rapaci che solo negli ultimi anni si
stanno riprendendo a fatica. Per quanto riguarda la fauna di piccola taglia,
fenomeni di bracconaggio estesi si sono riscontrati soprattutto in pianura,
mentre nella fascia appenninica avvengono sempre più spesso prelievi
illegali di ungulati le cui popolazioni sono in forte espansione. Finora
le scarse strutture che hanno profuso un vero impegno di controllo del
territorio perseguendo i comportamenti illegali messi in atto hanno colto
importanti risultati. Nell’ultimo anno si sono avute segnalazioni di casi
su cui sono aperte indagini, dopo l’individuazione di bracconieri colti
in flagrante. I recenti episodi avvenuti a Granaglione e Monghidoro dimostrano
che è possibile contrastare una pratica che nulla ha a che fare
con l’esercizio della caccia ed è diretta soltanto all’appropriazione
privata di un bene comune di grande interesse.
"Da queste esperienze positive - ha detto Irene Montanari,
Responsabile Aree Protette di Legambiente Emilia Romagna - bisogna giungere
a formalizzare un impegno deciso con la costituzione di un vero e proprio
Coordinamento provinciale antibracconaggio e lo sviluppo di una stretta
collaborazione tra le forze pubbliche (Polizia provinciale, Corpo Forestale,
Carabinieri) e volontari appartenenti alle varie associazioni...".
"I soggetti dediti al bracconaggio - ha aggiunto Irene Montanari
- svolgono quasi sempre una attività non episodica e quindi più
facilmente individuabili con un buon controllo del territorio. Se l’Amministrazione
Provinciale di Bologna non si vuole fermare alla pura manifestazione di
buone intenzioni cui non seguono gli atti conseguenti lo si potrà
capire dagli atti che saranno compiuti nelle prossime settimane".
Legambiente invita inoltre i cittadini a collaborare nella segnalazione
di comportamenti a azioni delittuose contro la fauna selvatica rivolgendosi
allo Sportello Ambientale costituito a Bologna, telefono e fax 051-4210711.
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