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Tel. Verde

Operazione Chernobyl in Emilia-Romagna
In Italia i bambini provenienti dalle zone colpite dall'incidente

È partito il primo gruppo di bambini dell’Operazione Chernobyl 2001 di Legambiente che hanno trascorso un mese ospiti di famiglie di Imola, Bagnacavallo e Fusignano. Per tutto il mese di Luglio saranno ospitati 14 bambini a Faenza (RA), 15 a Vignola (MO), 12 a Castel Maggiore (BO), 12 a Lugo (RA), e 16 a Borgo Panigale (BO).

Altri gruppi di bambini sono attesi per Settembre nella nostra regione. 20 bambini arriveranno a S. Martino in Rio (RE), 30 a Carpi , 12 a Cavezzo, 12 a Concordia e S. Possidonio (MO), 10 a Rolo (RE). Per un totale di 209 bambini e 17 accompagnatori nell’estate del 2001.

L’Operazione Chernobyl di Legambiente in questi anni ha permesso di portare in Italia per un mese bambini delle zone contaminate dall’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grave situazione esistente nelle zone contaminate di Russia, Bielorussia e Ucraina e raccogliere fondi per portare medicinali negli ospedali delle zone più colpite dall’incidente avvenuto quindici anni fa. L’iniziativa ha l’aiuto e la collaborazione concreta della Regione Emilia Romagna che garantisce l’assistenza e le visite mediche specialistiche che consentono di verificare la validità sanitaria dell’operazione.

L’organizzazione dell’ospitalità viene seguita da Circoli Legambiente in collaborazione con Enti locali (Amministrazioni Comunali, Provinciali e Regionali), privati cittadini, altre associazioni locali di volontariato, parrocchie. Quest’anno anche Coop Adriatica ha deciso di contribuire all’iniziativa invitando anche i soci a sostenerla con contributi derivanti dal ristorno sociale. Finora in sette anni di attività sono stati ospitati oltre 17.000 bambini di età compresa fra i 7 e i 12 anni.

Si tratta di ragazzi sani che vivono nelle zone radioattive e si nutrono ogni giorno di cibo contaminato. "Secondo uno studio dell’ENEA - ha detto Valerio Zanotti, della Direzione Regionale di Legambiente e coordinatore dell’operazione - un mese di ospitalità in Italia con un’alimentazione priva di radionuclidi permette ai bambini di perdere dal 30 al 50% della radioattività assorbita, riducendo così il rischio di essere colpiti da patologie collegabili alle conseguenze dell’incidente".

"Riteniamo fondamentale - ha aggiunto Zanotti - che sia data a tutti i minori la possibilità di usufruire del soggiorno terapeutico. Per questo ogni anno vengono ospitati sempre bambini diversi: il nostro è infatti un aiuto incondizionato all’infanzia destinato ai meno garantiti, cioè quei bambini che non sono mai usciti dalle zone contaminate e che provengono da famiglie particolarmente bisognose".