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Tel. Verde

I petrolchimici di Ravenna e Ferrara
Discutiamo sul rischio ambientale, sanitario ed economico

"C’era una volta ... l’idea che i petrolchimici fossero la via nuova per il progresso ed il benessere. Ora sappiamo che non è così e ci troviamo a fare i conti con pesanti conseguenze", inizia così la comunicazione che Luigi Rambelli, Presidente di Legambiente Emilia Romagna ha presentato al Convegno di Roma sulla Chimica.

Come è noto Legambiente ha presentato un’istanza a Ferrara ed un esposto a Ravenna dopo la serie di incidenti avvenuti negli ultimi mesi e i problemi sorti che sono documentati da ricerche e anche dai dossier consegnati agli inquirenti. Legambiente ha commentato le dichiarazioni del Sindaco di Ferrara e dei sindacati lamentando che il Sindaco ammette i "problemi di Mantova e Marghera ma dice che a Ferrara tutto è sotto controllo quando c’è una indagine della Procura della Repubblica sulla Basell per uno smaltimento non autorizzato di rifiuti pericolosi e 20 giorni fa si è verificata una fuga di ammoniaca dall’Hydro Agri segnalata dai cittadini (e non dall’Azienda)".

Inoltre solo ora si chiede alle aziende chimiche di realizzare un tavolo tecnico che dovrà in tempi brevi scrivere il codice (e studiare al tempo stesso un progetto di segnalazione di eventuali rischi gravi. La situazione di Ravenna è peggiore soprattutto in relazione agli atteggiamenti delle autorità locali sugli incidenti avvenuti nel distretto chimico di Ravenna. Le ricerche e gli studi epidemiologici sono stati condotti sui dipendenti delle aziende ma non ancora sui lavoratori degli appalti, della manutenzione e della sicurezza e soprattutto sui cittadini che si trovano investiti dalle ricadute delle emissioni.

Legambiente ha chiesto piena luce sui Poli Chimici di Ferrara e di Ravenna, ha ricordato di aver presentato un’istanza alla Procura di Ferrara e un esposto alla Procura di Ravenna, ha annunciato un’azione legale di decine di lavoratori, di loro famigliari e di cittadini nei confronti delle aziende; ha rinnovato la richiesta di conoscere le quantità di inquinanti immessi in atmosfera, sul terreno e nelle acque intorno ai poli chimici. Inoltre ha avanzato la richiesta di una riflessione sui due poli e il blocco di eventuali richieste di nuovi insediamenti chimici allo scopo di valutare la compatibilità con le città e soprattutto con la qualità dello sviluppo e delle vocazioni economiche delle due aree.

È apprezzabile il dibattito che si sta svolgendo a Ferrara, "mentre a Ravenna c’è totale chiusura" ed in particolare l’annuncio di una riconversione del distretto chimico con una "reindustrializzazione" fatta di "insediamenti sostenibili e compatibili, tipo industria leggera".

Legambiente annota però che le discussioni e i confronti in corso vengono fatti "soltanto fra addetti ai lavori (Comune, Sindacati di categoria, Enti di controllo e aziende insediate nel Polo Chimico: tre soggetti sui quali pesano molte delle responsabilità per l’attuale situazione)" e chiede "l’apertura di una discussione aperta con i cittadini e le varie forze sociali ed economiche interessate al futuro delle Città di Ravenna e Ferrara, (anche quelle danneggiate dalla presenza di un’industria chimica come quella che conosciamo)".