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Poli chimici: bonificare Ravenna e Ferrara
Richiesta la partenza immediata degli interventi di bonifica

Ferrara e Ravenna tra le priorità del Governo per la bonifica dei siti italiani più inquinati. A fronte di un allarmante studio curato dall’Oms e presentato insieme a Legambiente e al Ministero dell’Ambiente, gli onorevoli Realacci e Franceschini hanno consegnato un’interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Ambiente e della Salute e della Attività Produttive per le aree di Ferrara e Ravenna chiedendo al Governo che, posta anche l’esiguità degli stanziamenti in finanziaria, trovi applicazione il principio del "chi inquina paga" coinvolgendo direttamente le industrie causa dei danni.

I dati dello studio dell’Oms sulla mortalità della popolazione residente nell’area del Po di Volano, costituita da 28 Comuni della provincia di Ferrara, incluso il capoluogo, Modena e Bologna, rivelano oltre ad un eccesso di mortalità rispetto al resto della Regione nell’intera area (del 9,1% per gli uomini e del 10,6% per le donne), una situazione di maggiore rischio nella città di Ferrara; inoltre lo studio dell’Oms, dal quale si evince che "i trend dei tassi standardizzati a riferimento nazionale mostrano, nel complesso, un aumento dei valori per quasi tutte le cause di morte tumorali" conferma sostanzialmente le valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità.

Nel dossier "Dalla chimica dei veleni al risanamento ambientale" di Legambiente, a proposito delle aree a rischio di Ravenna e Ferrara, importanti poli chimici, si ricordano i gravissimi incidenti verificatisi negli ultimi anni, in particolare nel 2000, come quello all’impianto EVC che si ritiene abbia causato l’emissione in atmosfera di 4 tonnellate di Cloruro di Vinile Monomero (CVM) o quelli all’impianto Butadiene e all’impianto di depurazione di Ambiente Spa, siti compresi nel polo petrolchimico di Ravenna. Quanto al polo di Ferrara il dossier ricorda come nella primavera scorsa sia stato presentato un esposto, lamentando danni gravissimi alla salute, da 35 lavoratori della Solvay e del petrolchimico. Sempre il dossier di Legambiente cita uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato nel 2000, sui lavoratori esposti a CVM in quattro importanti siti. Per quanto riguarda il sito di Ferrara, lo studio evidenzia che "la coorte di Ferrara è composta da 418 lavoratori della Solvay e sono 104 i decessi osservati, tra cui 45 per tumore - rispetto ai 30 attesi - suddivisi tra angiosarcomi, tumori apatocellulari e carcinomi epatici e dell’apparato respiratorio. In particolare è stato riscontrato un aumento per i tumori al fegato, alla laringe e al polmone".

"Lo studio - scrivono gli autori - conferma l’azione cancerogena del CVM sul fegato, anche a concentrazioni più basse di quelle finora ritenute in grado di indurre tumori epatici, nonchè un’azione epatossica che comporta un incremento della mortalità per cirrosi in alcuni sottogruppi ad alta esposizione. Lo studio suggerisce inoltre un incremento nel rischio di cancro polmonare in lavoratori esposti a polveri di PVC".

A detta dei firmatari dell’interrogazione, a causa della gravità della situazione, dovrebbe da subito comparire in una lista di priorità nazionali dove gli interventi di bonifica debbono partire immediatamente. Accando a questa lista, i parlamentari chiedono che si favorisca la creazione di nuove figure professionali, che offra anche una opportunità di riqualificazione per gli addetti del settore impiegandoli nei lavori di messa in sicurezza e di risanamento delle aree contaminate.