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Enichem: clausola per rinunciare
ai danni
L'azienda chiede ai lavoratori a fine rapporto di firmarla
L’Enichem ha chiesto ai dipendenti che cessano l’attività di
rinunciare ai danni per le eventuali malattie professionali con l’inserimento
di una clausola vessatoria nel testo delle transazioni per fine rapporto.
A fronte delle iniziative legali che i lavoratori delle aree chimiche colpiti
da malattie professionali stanno assumendo (unitamente a quelle di familiari
di operai deceduti per cause da loro ricondotte alle emissioni degli impianti
chimici) le grandi aziende cercano di mettersi al riparo, per evitare le
eventuali conseguenze di comportamenti assai discutibili.
Nel testo delle conciliazione per cessazione del rapporto di lavoro
le aziende chimiche dell’Eni (e quindi anche l’Enichem e l’Agip) hanno
inserito una clausola da sottoporre alla firma dei lavoratori che stabilisce
che la transazione comprende anche il "risarcimento dei danni a
qualsiasi titolo - con speciale riguardo al danno biologico comunque connesso
al rapporto di lavoro (infortunio, malattia professionale, dequalificazione
professionale, qualsivoglia menomazione dell’integrità psicofisica)..".
È evidente l’inconsistenza giuridica di una clausola che punto
sull’ignoranza dei propri diritti da parte dei lavoratori e dei loro familiari
e che potrebbe rappresentare un pericolo solo in caso di procedimenti giudiziari
in corso. Le organizzazioni sindacali di categoria dei distretti chimici
hanno chiesto all’Eni la cancellazione di una frase che denota lo spirito
che anima certe realtà industriali nei confronti della vita di persone
che hanno dedicato per anni il proprio lavoro alla loro azienda. Ma molti
lavoratori di alcuni settori, in mancanza di informazioni precise, hanno
già firmato la clausola vessatoria ed ora si stanno rivolgendo alle
organizzazioni sindacali e ai servizi che Legambiente ed altre associazioni
hanno messo a disposizione a Porto Marghera, Brindisi, Ravenna e Mantova
per chiedere informazioni e tutela legale.
A Ravenna, dopo la presa di posizione di qualche settimana fa, le Guardie
Ecologiche di Legambiente (GEL), che gestiscono il telefono verde (0544-446866)
e che si avvalgono di un servizio legale, hanno raccolto in pochi giorni
numerose segnalazioni di casi di morte o di grave malattia la cui causa
viene ricondotta alla esposizione a CVM, amianto ed altre sostanze pericolose.
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