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Tel. Verde

Puliamo il Mondo in Emilia-Romagna
15.000 volontari impegnati nelle 3 giornate di pulizia

Per il settimo anno consecutivo migliaia di cittadini hanno ripulito parchi, golene fluviali, spiagge, piazze, fossi lungo le strade da rifiuti di ogni genere (carta, lattine, bottiglie di plastica, tetra brik, vetro e rifiuti ingombranti).

Particolarmente significativa l’adesione delle scolaresche: 500 studenti nei 9 comuni del Parco del Delta, alcune centinaia a Bellaria-Igea Marina, altrettanti a Medicina nel Bolognese e lungo la golena del Reno a Bologna, nei parchi del Marecchia a Verrucchio e Rimini, lungo il torrente Giglio a Parma.

Nel Ravennate le Guardie Ecologiche di Legambiente e semplici cittadini, hanno dato vita ad un vero e proprio monitoraggio delle discariche abusive che sono ormai una vera e propria piaga.

In Emilia Romagna sono stati interessati oltre 100 comuni e circa 300 località, con la partecipazione di almeno 15 mila persone. Hanno aderito anche numerosi enti parco, fra i quali quello di Monteveglio (BO).

L’adesione alla giornata mondiale "Clean up the world" è stata massiccia. Si è avuta così una ulteriore conferma della grande importanza che la società civile attribuisce alla questione dei rifiuti e anche della consapevolezza che il problema non è in via di soluzione, nonostante l’impegno dei volontari.

"Purtroppo i fiumi, le strade e i parchi - ha detto Luigi Rambelli, Presidente Regionale di Legambiente - continuano ad essere i luoghi di smaltimento prediletti per disfarsi di ciò che non serve più. Il punto debole della questione rifiuti resta il continuo aumento della produzione di immondizia. Negli ultimi 5 anni la produzione dei rifiuti per persona nelle 9 città capoluogo è aumentata di circa il 20%. Le situazioni peggiori a Bologna con il 17% di aumento, a Ferrara col 25%, a Forlì con il 21%, a Reggio Emilia con il 29%, a Rimini con il 18%". I costi della raccolta vengono riversati sui cittadini attraverso la tassa sullo smaltimento".

Legambiente chiede da tempo provvedimenti drastici per ottenere la "riduzione" del "rusco". Per ottenere una riduzione della quantità di rifiuti prodotti bisogna puntare innanzitutto sul contenimento degli imballaggi, a partire da una globale assunzione di responsabilità da parte del sistema industriale che deve impegnarsi per promuovere il riuso e favorire il riciclo dei materiali da imballaggio.

Servono provvedimenti fiscali e tariffari - come la cauzione - che incentivino il riutilizzo degli imballaggi. È importante incentivare le iniziative che alcuni produttori e distributori intelligenti stanno proponendo: i sistemi di recapito a domicilio delle bevande in vetro; le ricariche per i detersivi e i dentifrici; la vendita di vino sfuso anche nei supermercati; le vendite assistite di frutta, verdura, latticini, pesce, carni e altri generi alimentari. In assenza di misure di questo tipo - che sono osteggiate dai produttori e dalla grande distribuzione - è necessario che i sindaci passino al divieto, tramite ordinanza, di vendita delle bevande in contenitori a perdere. Se non si fa questo, si incentiva lo spreco e a ben poco servirà la buona volontà della grande maggioranza dei cittadini.