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Dossier Po 2000
10 proposte di Legambiente
per il riassetto dei corsi d'acqua

Dieci proposte per il riassetto idrogeologico del Bacino del Po e per evitare nuove e disastrose "calamità innaturali".

Legambiente ha elaborato 10 proposte, nel tentativo di indirizzare finalmente gli interventi da mettere in campo alla prevenzione e non più alla rincorsa dell’emergenza.

  1. Definire le cosiddette aree di pertinenza fluviale su tutti i fiumi e i torrente esondati, al fine di evidenziare le aree di inedificabilità assoluta e quelle necessarie per eventuali ricollocazioni sia residenziali che industriali. Non si tratta di spostare interi comuni ovviamente, ma di eliminare quegli ostacoli che rendono critico il deflusso del fiume (restringendone il corso e aumentando la sua potenza distruttiva) in caso di eventi meteo particolari. Si potrebbe ipotizzare, con incentivi e norme adeguate, una vera e propria rottamazione degli insediamenti più a rischio. I fondi? Non mancano. Spendiamo 7mila miliardi l’anno - 210mila negli ultimi 3 decenni - solo per riparare i danni delle calamità innaturali. Con molto più profitto si potrebbe investire questa somma nella prevenzione, per la messa in sicurezza del territorio.
  2. Approvazione della legge antiabusivismo;
  3. Riforestazione e miglioramento dell’uso agricolo del suolo;
  4. Interventi per impedire il progressivo abbandono del territorio;
  5. Condizionare i piani regolatori dei comuni a rischio alla difesa del suolo e al riassetto territoriale;
  6. Avviare una vera sistemazione idraulica dei fiumi (rivedendo e riunificando il sistema di arginatura dei fiumi, impedendo le escavazioni puramente speculative di ghiaia e sabbia e rendendo più ampie possibili le aree di espansione naturale dei fiumi);
  7. Programmare la progettazione delle infrastrutture (ponti, strade, ferrovie) tenendo conto del rischio;
  8. Intervenire sul reticolo idrografico minore (piccoli e piccolissimi affluenti dei fiumi) eliminando le opere di canalizzazione artificiale dei torrenti, ristabilendo i percorsi naturali;
  9. Istituire un unico servizio meteo-previsionale e di sorveglianza del rischio piena, istituendo un collegamento stabile tra questo servizio e la protezione civile;
  10. Realizzare la rete ecologica nazionale, creando un sistema continuo e articolato tra aree protette, aree di protezione integrata, aree di esondazione e di pertinenza fluviale. Un 30% di territorio che possa così svolgere contestualmente una funzione di conservazione biologica e di prevenzione idrogeologica.

Legambiente chiede di bloccare le opere per la navigazione fluviale che prevedono una ulteriore cementificazione del fiume.

Mentre le azioni per il riassetto idrogeologico e la manutenzione del territorio procedono lentamente, altre iniziative che finiranno con aggravare i problemi del fiume, procedono celermente. Infatti sta avanzando grazie al Piano Nazionale dei Trasporti (che ribadisce quanto già scritto nel vecchio piano del 1986), un sistema di interventi per la realizzazione del sistema idroviario padano veneto, definito di preminente interesse nazionale, che oltre ad un’opera pressoché inutile per il sistema italiano dei trasporti, costituirebbe un grave pericolo per l’assetto del fiume.