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Necessari interventi urgenti
per il fiume Po
A un anno dall'alluvione il bacino del Po è
tutt'ora vulnerabile
La conclusione cui è pervenuta Legambiente dopo una analisi della
situazione del bacino del Po ad un anno dall’alluvione è di grande
preoccupazione.
"Gli abitanti della pianura padana - ha dichiarato Cinzia
Marchiani, che rappresenta Legambiente nella Consulta dell’Autorità
di Bacino del Po - devono ritenersi fortunati che un anno fa il grande
fiume abbia rotto e sia uscito dall’alveo a monte, riducendo così
la sua portata a valle di circa il 20%. Non è da escludere però
che situazioni analoghe possano ripetersi in tempi brevi ed evolversi in
modo diverso".
Il giudizio principale che il Presidente dell’Autorità di Bacino,
Prof. Passino, ha portato all’ultima riunione del Comitato di consultazione
è che il bacino del Po è tuttora altamente vulnerabile in
caso di piena. Infatti la realizzazione del Piano di Assetto Idrogeologico
(PAI), e la sua approvazione, hanno fotografato la situazione esistente
dalle sorgenti alla foce, esaminando tutte le criticità ed individuando
le azioni necessarie per ridurre i rischi. Emerge chiaramente che le opere
di difesa, da sole, non sono sufficienti; è necessaria l’individuazione
di tutte le zone di laminazione possibili. Le Province e i Comuni sia di
montagna che di pianura sono chiamate ad individuare nelle loro attività
di pianificazione i punti dove intervenire con il necessario coordinamento
tra ciò che viene fatto a monte e ciò che viene fatto a valle.
Le situazioni che il Piano di Assetto Idrogeologico ha fotografato sono
pesanti. Infatti quasi la metà dei Comuni del bacino del Po (49,8%)
è a rischio idrogeologico elevato o molto elevato, mentre solo il
10,8% appartiene alla classe di rischio moderato. I Comuni interessati
dalla classificazione del rischio sono 3.175, distribuiti tra Valle d’Aosta
(74), Piemonte (1.209), Liguria (48), Lombardia (1.541), Emilia-Romagna
(216), Veneto (38) e Trentino (59). Per dare piena attuazione al Piano
per l’Assetto Idrogeologico la totalità degli interventi consiste
in circa 28.000 miliardi in 20 anni. Il Prof. Passino ha sottolineato l’esigenza
di interventi urgenti da realizzare nei prossimi 3 anni, per un cifra di
2.500 miliardi. Le azioni prioritarie di prevenzione comprendono in particolare
delocalizzazioni di insediamenti di vario tipo, il rafforzamento del sistema
arginale, la sistemazione della rete idrografica dell’area milanese, la
sistemazione dell’area del Monferrato.
"Da parte sua - ha dichiarato Massimo Serafini, della segreteria
nazionale di Legambiente - il Governo, che alcuni mesi fa sembrava concordare
con la cifra richiesta dall’Autorità di Bacino, ora, anche per sostenere
altre grandi opere foriere di appalti lucrosi, ha cominciato a tagliare.
E i tagli a questo punto investono direttamente la sicurezza degli abitanti
e delle attività duramente colpite un anno fa".
La finanziaria prevede per i prossimi tre anni solo 460 miliardi di
interventi, solo un quinto di quanto necessario. A questo punto si deve
ritenere che la prevenzione del rischio alluvione per il bacino del Po
sia stata di fatto rimandata a data da destinarsi e che non resti che affidarsi
a qualche buona stella.
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