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Tel. Verde

Centrale di Porto Tolle, no all'orimulsion
È incompatibile con il Delta del Po, il turismo e l'Adriatico

Legambiente considera come una vera e propria sciagura l’ipotesi di conversione a Orimulsion 400 della centrale elettrica di Porto Tolle, nel cuore del Delta del Po e ritiene che sia necessario passare alla totale alimentazione a turbogas, respingendo le ipotesi che mirano ad aggirare le contrarietà già manifestate da Enti Locali, Parco del Delta e categorie economiche. Ci riferiamo alle ipotesi che prevederebbero il 50 percento a orimulsion e 50 a gas e a quelle che ci vogliono far credere che l’orimulsion una volta insediato duri solo 13 anni invece dei 25 dichiarati dall’Enel.

La documentazione disponibile è tale da confermare tutti i timori e da far respingere il progetto Enel in quanto incompatibile con la realtà del Delta del Po. Alto è il pericolo per tutta l’economia della fascia adriatica e in particolare per le attività turistiche e della pesca di tutto il bacino. L’approvvigionamento richiederebbe l’attracco di petroliere riscaldate (30-40 gradi) a doppio scafo, della capienza di 80.000 tonnellate di orimulsion 400 (un’emulsione di bitumi e acqua). Di petroliere ne servirebbe una a settimana che dovrebbe attraccare al terminal di Ravenna. Un eventuale incidente in un bacino come l’Adriatico che ha una profondità non superiore a 40 metri e una capacità di ricambio totale delle acque in un periodo non inferiore a 80 anni, avrebbe conseguenze peggiori di quelle causate dalla "Prestige" in Galizia.

Altri aspetti da valutare: i materiali necessari per la depurazione (calcare) che arriverebbero dalla Croazia, lo smaltimento dei gessi (che ricorda la penosa vicenda dei Gessi di Marghera, smaltiti in mare), l’invio all’estero per una parte dei reflui e la costruzione di discariche apposite per altri. Da non sottovalutare neppure il contenuto dei fumi che si disperderanno nell’aria. C’è di che preoccuparsi per i territori e gli abitanti del basso ferrarese che sono notoriamente le vittime predestinate delle emissioni derivanti dalla centrale in relazione al gioco dei venti.

La Bitor (azienda fornitrice del combustibile) nelle scorse settimane ha minimizzato i problemi dichiarando fra l’altro che l’orimulsion è già utilizzato a Brindisi. Dalla città pugliese arrivano informazioni diverse. Lì l’Enel ha realizzato una sperimentazione di 4 mesi e i risultati sono tutt’altro che buoni.

Legambiente - e con essa gli enti locali interessati, la Regione Emilia-Romagna, il Parco del Delta del Po - ritiene necessario mobilitare tutte le forze disponibili per impedire la realizzazione di una scelta assai pericolosa e in grado di compromettere l’ambiente marino, gli equilibri naturali e con essi attività importanti come il turismo e la pesca.