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Tel. Verde

Enel di Porto Tolle: no all'orimulsion
Legambiente: l'impianto è obsoleto e deve essere chiuso

L’Enel ripropone l’alimentazione ad orimulsion per la centrale di Porto Tolle. La richiesta è stata presentata alla commissione per la valutazione di impatto ambientale. Massimo Serafini, della Segreteria Nazionale di Legambiente e responsabile nazionale energia, Angelo Mancone, Presidente di Legambiente Veneto, e Luigi Rambelli, Presidente di Legambiente Emilia-Romagna, hanno reagito duramente ad un atto che ripropone una logica aziendale indifferente ai problemi economici e ambientali.

Come è noto e ribadito da ambientalisti, operatori turistici e istituzioni regionali e locali, il passaggio a questo tipo di carburante (un mix di bitume e acqua, residui della lavorazione del petrolio provenienti dal Venezuela) metterebbe ancora più a rischio un patrimonio naturalistico di prima grandezza come il Delta del Po, la salute dei cittadini sottoposti ai fumi e alle ricadute e metterebbe una pietra tombale sulle speranze di rilancio economico e turistico di una vasta area dell’Alto Adriatico.

Anche peggiori sono i pericoli per l’intero bacino Adriatico, già oberato dal viavai petrolifero da e per Trieste, che verrebbe interessato anche da un traffico settimanale di enormi cisterne "a caldo" (circa 40 gradi) che dovrebbero scaricare il carburante presso il terminal ravennate. Infatti, in caso di incidente, le conseguenze per l’ecosistema marino e per le spiagge non potrebbero essere che disastrose.

"Con la decisione dell’Enel, che già gode di tutte le deroghe alle emissioni possibili concesse dal Governo, di passare all’alimentazione ad orimulsion della centrale di Porto Tolle - ha dichiarato Massimo Serafini - cadono tutti i paraventi, si dimostra chiaramente la considerazione che l’azienda elettrica ha per l’ambiente e per le possibilità di sviluppo economico di tipo nuovo basate su agricoltura di qualità, pesca, turismo".

"Risulta evidente - ha aggiunto - che l’Enel considera obsoleto l’impianto e non migliorabile il suo rapporto con il territorio. A questo punto bisogna che tutti prendano atto che non c’è tempo da perdere e che la centrale di Porto Tolle deve essere chiusa, avviando gli atti necessari per il recupero del territorio".