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Tel. Verde

Solvay di Ferrara: prosegue l'inchiesta
Archiviazione invece per l'inquinamento della falda

I Pm della Procura della Repubblica di Ferrara hanno formalizzato la richiesta di archiviazione per l’inquinamento della falda acquifera nell’area Solvay di Ferrara, mentre invece hanno deciso di stralciare la parte dell’inchiesta riferita alle morti per cancro di una sessantina di ex dipendenti dell’azienda. Nella richiesta, i due Pm scrivono che è stata evidenziata dalle indagini una "gravissima ed ancora attuale contaminazione del terreno e delle falde acquifere presenti all’interno e in parte all’esterno del sito appartenente all’ex stabilimento Solvay", che questo sia "da attribuirsi a diversi sistemi di produzione propri di diverse aziende chimiche succedutesi nel tempo nell’ambito della stessa area industriale".

Ciò ha evidentemente impedito l’individuazione delle singole responsabilità aziendali e personali. Queste sostanzialmente le motivazioni della richiesta di archiviazione che denuncia però una situazione assai pesante al punto da concludere che l’intervento proposto da Solvay e approvato nella conferenza dei servizi sia "il male minore" rispetto alla situazione davvero drammatica che è emersa da queste indagini.

Dal documento della Procura emerge che le acque sotterranee (sia quelle superficiali che quelle in pressione) erano contaminate e superavano i limiti di legge in alcuni casi di oltre 100.000 volte (falda superficiale) e oltre 10.000 volte (falda in pressione). Dagli atti emerge che erano inquinati il suolo, l’acquitardo e l’acquifero in pressione, che erano presenti diverse sostanze proibite fino a 12 metri di profondità e che la contaminazione era estesa oltre il sito dell’azienda. Si pensava che i pozzi posti a monte dell’azienda non fossero interessati, ma nel Novembre del 2001 si scoprì che alcuni pozzi (orti anziani e campo sportivo) erano contaminati da CVM (noto cancerogeno) con quantità oltre 50 volte superiori ai limiti di legge.

"Condividiamo la conclusione cui è arrivata la Procura della Repubblica - ha dichiarato Luigi Rambelli, Presidente di Legambiente Emilia-Romagna - quando, a proposito della bonifica, osserva che data l’estrema gravità della situazione in atto nella più estesa falda acquifera della città, non potrà non essre in oggetto uno studio approfondito, attento e rigoroso, volto a circoscrivere il danno ambientale esistente, al fine di tutelare la salute della collettività, la cui salvaguardia non può consentire alcun approccio superficiale".

"I magistrati - ha dichiarato Massimo Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente - confermano le nostre denunce sui disastri causati dai petrolchimici nel quadrilatero Ravenna, Ferrara, Mantova e Marghera. Hanno lasciato ovunque pesanti eredità: ora bisogna bonificare, ma soprattutto evitare di ripetere gli stessi errori e non costruire nulla, centrali o altro, finché non è stata fatta la bonifica".

Il procedimento che continua è invece quello in cui si contesta il reato di omicidio colposo nei confronti di ex dipendenti Solvay. Questa decisione dei magistrati aveva portato i legali di Legambiente ad ipotizzare che ci fossero altri casi che si andavano ad aggiungere agli oltre 50 già conosciuti, dato che sembrava che l’inchiesta sui casi conosciuti dovesse essere chiusa per intervenuta prescrizione dei reati.

E infatti sono emersi altri casi di lavoratori che si sono visti diagnosticare malattie ritenute legate all’attività lavorativa svolta all’interno dello stabilimento ferrarese che trattava il CVM (Cloruro di Vinile Monomero). Alcuni di questi lavoratori si sono rivolti all’Ufficio Legale di Legambiente per avere assistenza nel procedimento contro la multinazionale.