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Tel. Verde

Nessun passo avanti nella lotta allo smog
Domeniche a piedi: in calo numero e impegno delle città

Nel 2000 a Bologna, secondo l’Ufficio di Statistica del Comune, sono morte 315 persone per tumori della trachea, dei bronchi, dei polmoni e altri organi dell’apparato respiratorio. Si tratta in assoluto della prima causa di morte per cancro. Altri 369 cittadini del capoluogo sono morti nel 2000 per altre malattie dell’apparato respiratorio quali bronchiti, polmoniti, influenza, bronchiti croniche, enfisema ed asma, pneumoconiosi e pleuriti. In questo caso si tratta della seconda causa di morte dopo le malattie cardiocircolatorie. È una preoccupante conferma dell’incidenza di malattie causate in gran parte dall’inquinamento dell’aria e della persistenza di dati che possono essere considerati comuni a tutte le principali città dell’Emilia-Romagna. In questo caso siamo di fronte ad un dato ufficiale che si aggiunge agli allarmi autorevoli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai risultati delle campagne di rilevamento su benzene e polveri inalabili condotte da Legambiente insieme con l’Arpa Emilia-Romagna sia nel 1999 che nel 2000.

Di fronte alla drammatica situazione dello smog nelle città "c’era una volta" l’idea delle Domeniche a piedi. Si trattava di un impegno che serviva, troppo spesso, più per la propaganda che per l’azione concreta tesa a combattere lo smog e la mal’aria delle città, responsabili di gravi malattie dell’apparato respiratorio. Ma era comunque un inizio di una azione necessaria per risanare l’aria delle città.

Nonostante la gravità della situazione, non si registra alcun passo avanti per trasformare le Domeniche a piedi da occasione di svago festivo a concreto impegno per migliorare l’aria e la mobilità nelle città in tutti i giorni della settimana. Quest’anno solo Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara hanno chiesto i finanziamento per le Domeniche a piedi, che hanno permesso negli anni scorsi l’acquisto di mezzi elettrici e/o a basso impatto ambientale. Ma c’è di peggio: in molti casi (come Rimini e Cesena) la ristrettezza delle zone e dell’orario di chiusura del traffico nei pressi delle manifestazioni hanno creato veri e propri ingorghi inestricabili di automobili, trasformando le iniziative in veri e proprio boomerang.