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Bottiglie di vetro vietate
a Ravenna
Una bizzaria di mezza estate che non risolve nulla
La dispersione nell’ambiente (pinete, boschi, fiumi, spiagge, mare)
è diventata una questione di prima grandezza. Si pensi che una bottiglia
di vetro degrada in 1000 anni, una lattina di alluminio in 500 che un contenitore
di plastica non è biodegradabile. A Ravenna (con quasi 7 quintali
anno di rifiuti per abitante) come nelle altre città della riviera
la situazione è anche peggiore, sia per la quantità di consumazioni
derivante dall’attività turistica sia per la diffusione della pratica
usa e getta.
Ma gli Amministratori ravennati forse in preda a disperazione, con il
divieto riguardante le bottiglie di vetro hanno cercato evidentemente la
solita soluzione miracolistica: una bella ordinanza e via. Con questa scelta
rimane - anzi si aggrava - il degrado ambientale, si incoraggiano produzioni
come plastica e alluminio, più dannose alla salute di tutti, anche
di quelli che non vanno alle feste.
Legambiente propone soluzioni, forse meno miracolistiche ma più
concrete, che richiedono la partecipazione di distributori, consumatori
e organizzatori di eventi. Accanto alle campagne educative e alla predisposizione
di raccoglitori è necessario prevedere per tutti i contenitori per
liquidi la regola del vuoto a rendere, mediante ordinanza comunale che
definisca una cauzione.
Un’altra misura idonea da introdurre è la responsabilizzazione
dei gestori di stabilimenti e organizzatori di eventi. Perché le
conseguenze debbono essere pagate da tutti i cittadini con la tariffa dei
rifiuti? Meglio se pagano gli organizzatori e i partecipanti, come prevede
il decreto Ronchi che prevede che "chi inquina deve pagare".
Diversamente i gestori di stabilimenti balneari sarebbero ingiustamente
favoriti rispetto ad altri esercizi.
Una misura opportuna è quella di concedere autorizzazioni per
eventi e manifestazioni, dietro versamento di una cauzione che serva a
pagare per le operazioni di pulizia che si dovessero rendere necessarie.
E per la sicurezza responsabilizzare gli organizzatori di manifestazioni
sia sul piano amministrativo che penale che è certo più agevole
che cercare di prevedere l’imprevedibile.
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