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Vesuvio: io speriamo che me ne scappo

Il piano di protezione civile per la messa in sicurezza delle popolazioni che abitano le pendici del Vesuvio è pronto solo sulla carta, ma poco operativo. Purtroppo esiste poco coordinamento tra gli enti: i Comuni sono fortemente in ritardo e, cosa ancor più grave, l’intera popolazione interessata non è minimamente informata.

Attualmente sono 700.000 le persone che vivono sotto il Vesuvio, classificato come vulcano ad alto rischio. La scarsa informazione tra la popolazione, con conseguente panico, è il fattore di rischio più pericoloso nella situazione attuale e futura. Se l’allarme scattasse oggi saremmo totalmente impreparati a gestire ed affrontare l’evento. Quanti cittadini di San Giorgio o Ottaviano sanno di doversi trasferire nel Lazio o in Emilia-Romagna?

Il territorio è inoltre caratterizzato da una dissennata attività edilizia, spesso abusiva. Dal nulla sono nate come funghi costruzioni abusive, spesso si è costruito su suoli di pubblica utilità, nell’indifferenza totale, se non con la tacita connivenza delle amministrazioni locali.

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