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Alluvione del Po: rinaturare i fiumi
Meglio investire in prevenzione che rincorrere le emergenze

Dieci proposte per il riassetto idrogeologico dei corsi d’acqua. Dieci proposte per evitare nuove e disastrose "calamità innaturali". Le ha elaborate Legambiente, nel tentativo di indirizzare finalmente gli interventi da mettere in campo alla prevenzione e non più alla rincorsa dell’emergenza.

Innanzitutto bisogna definire le cosiddette aree di pertinenza fluviale su tutti i fiumi e i torrenti esondati, al fine di evidenziare le aree di inedificabilità assoluta e quelle necessarie per eventuali ricollocazioni sia residenziali che industriali. Non si tratta di spostare interi Comuni ovviamente, ma di eliminare quegli ostacoli che rendono critico il deflusso del fiume (restringendone il corso e aumentando la sua potenza distruttiva) in caso di eventi meteo particolari.

Si potrebbe ipotizzare, con incentivi e norme adeguate, una vera e propria rottamazione degli insediamenti più a rischio. I fondi? Non mancano. Spendiamo 7.000 miliardi l’anno - 210.000 negli ultimi 3 decenni - solo per riparare i danni delle calamità innaturali. Con molto più profitto si potrebbe investire questa somma nella prevenzione, per la messa in sicurezza del territorio.

Sinteticamente le altre proposte di Legambiente prevedono:

  • Approvazione della legge antiabusivismo;
  • Riforestazione e miglioramento dell’uso agricolo del suolo;
  • Interventi per impedire il progressivo abbandono del territorio;
  • Condizionare i piani regolatori dei comuni a rischio alla difesa del suolo e al riassetto territoriale;
  • Avviare una vera sistemazione idraulica dei fiumi (rivedendo e riunificando il sistema di arginatura dei fiumi, impedendo le escavazioni puramente speculative di ghiaia e sabbia e rendendo più ampie possibili le aree di espansione naturale dei fiumi);
  • Programmare la progettazione delle infrastrutture (ponti, strade, ferrovie) tenendo conto del rischio;
  • Intervenire sul reticolo idrografico minore (piccoli e piccolissimi affluenti dei fiumi) eliminando le opere di canalizzazione artificiale dei torrenti, ristabilendo i percorsi naturali;
  • Istituire un unico servizio meteo-previsionale e di sorveglianza del rischio piena, istituendo un collegamento stabile tra questo servizio e la protezione civile;
  • Realizzare la rete ecologica nazionale, creando un sistema continuo e articolato tra aree protette, aree di protezione integrata, aree di esondazione e di pertinenza fluviale. Un 30% di territorio che possa così svolgere contestualmente una funzione di conservazione biologica e di prevenzione idrogeologica.

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