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Salute a rischio per 11 milioni di italiani
Un italiano su 5 minacciato dalle aziende chimiche

11 milioni di italiani vivono a ridosso di aree industriali ad alto rischio. Un italiano su 5 vede la salute minacciata dalle emissioni e dai fumi di fabbriche e stabilimenti, soprattutto chimici, che fanno salire la possibilità di contrarre tumori. Lo stato di salute degli italiani nelle aree a rischio è illustrato nei dati di una ricerca dell’Oms resa nota da Legambiente.

"La vecchia chimica in Italia ha fatto e continua a fare un alto numero di vittime. Proprio l’area industriale di Brindisi - ha dichiarato Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente - è considerata responsabile di un aumento record tra gli uomini della mortalità per patologie tumorali. La morte per tumore nei maschi è infatti superiore del 48% rispetto alla media regionale, e uno scarto così significativo non si registra un nessuna altra parte d’Italia".

Legambiente si costituirà parte civile nel procedimento contro i dirigenti del petrolchimico, ma Brindisi non è la sola area industriale a provocare lutti e malattie addebitabili soprattutto all’inquinamento da aziende chimiche o che utilizzano prodotti chimici. Relativamente all’incremento dell’incidenza dei tumori rispetto alle medie regionali si segnalano infatti Taranto (+22%), Massa Carrara (+21%), Augusta-Priolo (+15%), Napoli (+15%), Po-Polesine (+11%).

Ci sono poi i casi di patologie particolari che, in alcune aree caratterizzate da una forte presenza di industrie chimiche o di aziende che utilizzando prodotti chimici, interessano le zone di Manfredonia (incrementi di mortalità per i tumori gastrici tra gli uomini e mieloma multiplo per le donne), Gela (in aumento tipi di tumore come linfomi non-Hodgkin con 11 casi attesi e 24 registrati così come i tumori alla vescica con 10 casi in più degli attesi), Portoscuso (aumento della mortalità per tumore tra gli uomini, soprattutto il tumore al pancreas, vescica, colon-retto e del sistema linfoemopoietico), Val Bormida-Acna di Cengio (aumento dell’incidenza dei tumori allo stomaco del 24% nel settore ligure e del 63% in quello piemontese) e Sarno (nelle donne si registra un aumento del 20% della mortalità per tumore al fegato e del 15% del tumore all’utero).

Ecco una mappa dell’aumento dell’incidenza dei tumori per gli uomini in alcune aree industriali a rischio rispetto alle medie regionali.

  • Brindisi: + 48% (industria petrolchimica, chimica, energetica, metalmeccanica, manifatturiera);
  • Crotone: + 46% rispetto alla media provinciale (industria chimica, manifatturiera, di trasformazione minerali e metalli, meccanica);
  • Taranto: +22% (industria siderurgica, manifatturiera, chimica);
  • Massa Carrara: + 21% (industria estrattiva, manifatturiera, di trasformazione dei materiali, chimica);
  • Augusta-Priolo: + 15% (impianto petrolchimico);
  • Napoli: + 15% (forte presenza industriale urbana);
  • Po Polesine: + 11% (industria chimica, petrolchimica, energetica);
  • Lambro-Seveso-Olona: + 3%, esclusa l’area di Milano (sono presenti praticamente tutte le attività industriali con prevalenza dell’industria manifatturiera di trasformazione dei metalli).

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