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Chiude la centrale di Chernobyl
Ma Legambiente continuerà ad ospitare i bambini

Chiude la centrale di Cernobyl, ma non cesserà, e viene anzi rilanciata, l’iniziativa di ospitare in Italia i bambini colpiti dalle radiazioni attraverso il Progetto Cernobyl di Legambiente. Vivere per un breve periodo di tempo in zone non contaminate e alimentarsi con cibi privi di radionuclidi permette infatti ai bambini di perdere fino al 50% della radioattività assorbita e riduce il rischio di contrarre patologie collegabili al fall-out seguito all’esplosione della centrale avvenuta nel 1986.

In sette anni di attività sono stati ospitati circa 17 mila bambini, operati di tumore 153 bambini e oltre 13 mila le famiglie coinvolte nel progetto.

"Finalmente l’incubo della centrale si allontana, ma rimane il pericolo di una centrale mai messa in sicurezza e dove senza un piano articolato di bonifica rischia di rimanere una bomba ad orologeria per l’intera Europa", ha commentato Angelo Gentili, coordinatore nazionale del Progetto Cernobyl di Legambiente.

Sul piano sanitario, secondo dati ufficiali bielorussi ed ucraini, nella zona l’ipertensione è aumentata di 7,5 volte, l’asma di 2,2 volte, le malattie gastroenteriche di 12 volte, le cardiopatie di 3,3 volte come le patologie tiroidee, della leucemia, di tutte le forme tumorali ed un abbassamento delle difese immunitarie dell’organismo. In Bielorussia, che ha assorbito il 70% del fall-out radioattivo, il tasso di natalità è diminuito del 50%, l’incidenza del cancro alla tiroide è aumentata da 0,3 a 11 casi ogni 100 mila abitanti, arrivando nel 1997 ad un totale di 574 casi tra i bambini rispetto agli 8 casi registrati tra il 1974 e il 1985 (cioè prima dell’incidente). Dal 1986 al 1995 il cancro ai polmoni è passato da 6 a 7,5 casi su 100.000 persone; il tumore alla vescica da 5,5 a 10,7 casi su 100.000 persone; il tumore ai reni presenta un incremento di 2,5 volte, la leucemia da 9,34 a 11,62 su 100 mila bambini per 7 anni.

Inoltre i medici bielorussi hanno parlato di "disastro demografico" per il loro paese. Un aumento vertiginoso delle malattie gravi e potenzialmente mortali che provoca un aumento della mortalità complessiva oggi prossima al 14 per mille. Ma soprattutto si assiste ad una malformazione genetica dei feti e nei neonati, con conseguente elevata mortalità neonatale ed elevato tasso di aborti, una rapida diminuzione della fertilità e della funzionalità sessuale tra i giovani - maschi e femmine - che erano bambini sotto i sei anni al momento della massima esposizione alle radiazioni e che ora stanno cominciando a giungere in età riproduttiva ed a formare nuovi nuclei familiari. Secondo gli esperti il picco di questo disastro demografico si raggiungerà tra il 2005 ed il 2010, quando tutti i fenomeni raggiungeranno la massima intensità e produrranno gli effetti negativi. Su una popolazione di dieci milioni di persone, ogni anno si verificano ben 2.500 nascite di neonati con anormalità genetiche (il 3% dei nati) e 500 aborti non spontanei dopo i test che riferiscono palesi anomalie del feto.

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