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Irpinia: negli appalti radici dell'ecomafia
Libro bianco sulla ricostruzione dopo il terremoto del 1980

Nella ricostruzione seguita al terremoto del 23 Novembre 1980 ci sono le radici del fenomeno dell’ecomafia: Legambiente ha presentato a Napoli un libro bianco dedicato agli scandali e agli sprechi verificatisi negli appalti per le opere post-sisma.

Ecco alcuni dei dati contenuti nel dossier: dal 1980 ad oggi sono state arrestate 382 persone (tra cui 102 politici e amministratori locali) per reati connessi alla ricostruzione. Ben ventotto clan hanno avuto un ruolo diretto negli affari del dopo terremoto. Lo Stato ha erogato 2.882 miliardi di lire per finanziare 228 aziende, di cui solo 142 (il 60 per cento) sono oggi in produzione: gli occupati sono 7.000, meno della metà dei 13.000 previsti, ed il contributo per addetto è stato pari a circa 412 milioni.

La presentazione del libro bianco è stata la prima delle numerose iniziative promosse da Legambiente nel ventennale del terremoto del 23 Novembre 1980: in programma altri convegni, una mostra antologica, la proiezione di un documentario realizzato in Irpinia dal regista Gianni Amelio e un maxiraduno dei volontari che vent’anni fa accorsero nelle zone terremotate.

"A portare solidarietà concreta - ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente - giunsero decine di migliaia di volontari da tutta Italia. Fu una mobilitazione che segnò l’inizio del volontariato come oggi lo conosciamo: un movimento collettivo, uno dei canali principali di partecipazione degli italiani alla vita civile. Ma allo straordinario impegno della società civile si contrappose ben presto la gigantesca impresa delle organizzazioni criminali, favorita dalla sostanziale assenza dello Stato".

I clan camorristici fecero un vero e proprio salto di qualità sfruttando gli appalti della ricostruzione, attuando pesanti infiltrazioni nel mondo delle imprese e delle amministrazioni locali. Al fenomeno dell’ecomafia si aggiunse quello dei danni ambientali: "La realizzazione delle 20 aree industriali in provincia di Avellino, Salerno e Potenza ha stravolto fiumi, sbriciolato montagne, compromesso irrimediabilmente paesaggi e habitat naturali".

Altro rilievo negativo di Legambiente riguarda il "diluvio legislativo" di norme, decreti e ordinanze dopo il sisma, "che ha determinato ritardi, confusioni e anomalie procedurali, consentendo irregolarità e abusi". Almeno fino al 1990, quando è stato varato il testo unico dei provvedimenti intervenuti in materia nei dieci anni precedenti.

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