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Indagini sul petrolchimico
di Ravenna Un’inchiesta sul petrolchimico di Ravenna, sulle sue lavorazioni, sulla possibile insorgenza di patologie tra operai e abitanti della zona causata dall’esposizione al famigerato CVM (Cloruro di Vinile Monomero), la sostanza cancerogena ampiamente usata nell’industria chimica per la produzione di plastiche. In seguito alla denuncia dell’ARPA relativa all’incidente avvenuto alla EVC il 28 Settembre scorso, Legambiente a Ravenna ha messo a disposizione dei lavoratori del petrolchimico e dei cittadini che volessero intentare causa al petrolchimico i suoi Centri di Azione Giuridica. Legambiente ha inoltre annunciato che si costituirà parte civile sia nei procedimenti giudiziari in corso (ce n’è uno già aperto per l’esposizione dei lavoratori all’amianto), sia in quelli che verranno intrapresi in futuro. "A Porto Marghera è in corso un processo, a Brindisi la magistratura ha disposto 68 rinvii a giudizio, ci sembra doveroso - ha dichiarato Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente - che anche l’attività del petrolchimico di Ravenna venga passata al setaccio dagli inquirenti. D’altronde, pur se con alcune differenze, sia a Marghera, che a Brindisi e Ravenna il ciclo di produzione ha previsto l’impiego del CVM e analoghi sono stati i passaggi societari alla guida del polo industriale chimico". Sul petrolchimico di Ravenna è già in atto una indagine epidemiologica della Provincia, tesa proprio ad accertare la pericolosità sanitaria degli impianti. Legambiente di Ravenna ha anche chiesto e ottenuto dalla Giunta Provinciale un confronto sugli obiettivi e la metodologia di questa indagine e l’avvio di una riflessione dell’impianto chimico di Ravenna, volto a valutarne la compatibilità con le attività del porto commerciale, del settore turistico e della pesca. Legambiente chiede inoltre il coinvolgimento in questa riflessione di tutte le principali forze sociali ed economiche. Quanto a rischio di incidente rilevante, Ravenna è già sicuramente uno dei siti più pericolosi d’Italia insieme a Marghera. Proprio in questi 2 Comuni infatti c’è la più alta densità di industrie ad alto rischio in Italia: 17 e 12 rispettivamente. Dopo Venezia e Ravenna troviamo Roma e Porto Torres (6), Napoli, Ferrara, Genova, Sarroch (5), Filago, Cremona, Trecate, Volpiano, Brindisi, Gela, Belpasso (4), Brescia, Mantova, Rho, Bari, Priolo, Livorno (3). Per quanto riguarda invece la distribuzione regionale delle industrie ad alto rischio si rileva che il 20% sono concentrate il Lombardia (67), Emilia Romagna (39), Veneto (28), Piemonte (27), Sicilia (22). Gli stabilimenti ad alto rischio sono per lo più chimici e petrolchimici (40% del totale) e depositi di Gpl (30%). Intanto Legambiente continua a seguire da vicino le vicende del petrolchimico di Brindisi, dove ha organizzato una manifestazione tesa a denunciare la pericolosità degli impianti, ma soprattutto a offrire alternative valide per la bonifica di quei luoghi. |
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