|
Olimpiadi verdi? Si può
fare "Ecologically correct"? Perchè no... a giudicare dai risultati di Sidney c’è da augurarsi che la declinazione ambientalista dei tic politici del progressismo anglosassone si rinnovi senza troppi sfottò anche nelle prossime edizioni dei giochi olimpici. C’è da augurarselo, dicevamo, soprattutto leggendo i dati "verdi" di questa olimpiade, contenuti nel numero di settembre de "La nuova Ecologia", che dedica un intero reportage ai giochi australiani. Nello stesso numero del mensile di Legambiente un faccia a faccia tra Ermete Realacci e Julio Velasco, che spiega la sua idea dello sport, ed una intervista ad Heb Elliot, direttore dell’Athlete and corporate relations delle Olimpiadi con l’incarico di garantire i giochi dallo spettro del doping. Ma veniamo ai dati di questa Olimpiade verde: e cominciamo dal fatto che si prevede che dal 15 settembre al 1 ottobre circa mezzo milione di persone ogni giorno, tra atleti, turisti, staff ed autorità varie, si sposti tra Sidney ed il Parco Olimpico. Ebbene per questa "migrazione quotidiana" l’organizzazione australiana prevede che oltre il 40% dei mezzi utilizzati sia elettrico; così pure è off limits tutta l’area dei giochi per i veicoli privati. Vi si accede solo sui mezzi pubblici, che per abbattere smog e rumore regolano l’intero flusso dei turisti. Ed ancora. 650 abitazioni per gli atleti, centinaia di stand, spogliatoi, bar, uffici: tutti da arredare, con la consapevolezza che le Olimpiadi durano meno di un mese. E quindi cosa fare dopo di tutto quel mobilio? Al bando i legni economici della foresta amazzonica, vietate le leghe leggere impregnate di sostanze chimiche, esclusa la plastica che benchè pratica comporta problemi nello smaltimento, escluso anche il vetro. Idea: il cartone riciclato. Scrivanie, sedie, poltrone, attaccapanni, librerie, scaffali, cartelline, packaging vario, scatolame ed oggetti: il Villaggio Olimpico è tutto di cartone riciclato, colorato da artisti convocati da tutto il mondo per cancellare il suo naturale e poco vivace colore senape. La stessa sfida è stata poi estesa al comparto della ristorazione: ecco quindi piatti, bicchieri, posate, tovaglie e tovaglioli rigorosamente di carta riciclata e colorata. Ma l’intero packaging dell’alimentazione sarà ecologico. Ecco quindi spuntare bottiglie, contenitori e persino lattine interamente biodegradabili. La sfida per una ristorazione ecologica passa ovviamente anche per il piatto. Ed in Australia, la nazione al mondo che conta la percentuale più alta di cittadini vegetariani, la carne servita durante le olimpiadi sarà certificata OGM free: i 25.000 hamburgher che si prevede di cucinare ogni giorno verranno da animali allevati evitando rigorosamente mangimi di natura transgenica. Non una busta di plastica circolerà nel villaggio. Il Pvc ridotto ai minimi termini, i condizionatori ed i frigoriferi privati di Cfc, Hcfc ed Hfc; e multinazionali quali Iceland, Esso, Volvo, British Airways, Ericsson, Bosh-Siemens ed Unilever per appaltare i servizi dell’Olimpiade hanno garantito di convertire le loro impiegheranno secondo i parametri di Kyoto. Ecologici saranno anche i capi d’abbigliamento in dotazione a tutto il personale assunto per la manifestazione. Cotoni grezzi e sete non lavorate diverranno il gadget simbolo delle Olimpiadi australiane; e verrà sperimentato per la prima volta al mondo un avveniristico manto stradale in grado di assorbire non solo i rumori molesti del traffico, ma persino i suoi cattivi odori. "Ecologically correct? Sì grazie!" |
|
|
|
© 2000 Legambiente Maquis |
||