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Sindrome da spesa per 7 italiani su 10
Spaventano di più le sostanze chimiche e gli ormoni

Paura di fare la spesa. È quanto emerge da una inchiesta di Assalzoo sulle opinioni degli italiani sulla spesa alimentare, resa pubblica da Legambiente. Quello che spaventa di più nel carrello della spesa sono le sostanze chimiche e ormoni (per oltre il 76% degli intervistati), seguiti a parimerito da additivi e coloranti e dalla carne (73,9%). Sulla carne preoccupa soprattutto il cibo somministrato agli animali da allevamento e il settore produttivo verso il quale si ha meno fiducia risulta essere proprio quello dell’allevamento del bestiame.

Tra tante impressioni vaghe emerge l’opinione diffusa e data come certa per cui "sicuramente gli animali non vengono allevati in modo naturale e la loro crescita è forzata". Si ritiene che "il cibo somministrato agli animali, da allevamento ma anche a quelli domestici da compagnia, sia pieno di sostanze che li fanno crescere di più", che "l’aspetto genetico subisce delle modificazioni", e che "la crescita venga stimolata attraverso l’uso di ormoni". Il sistema più diffuso cui si ricorre per difendersi dai rischi è quello di fare gli acquisti nel supermercato dal nome conosciuto, sentito come garanzia di qualità, o dal macellaio di fiducia, purché garantisca la vendita di carne nazionale.

Sempre rispetto al prodotto carne, molti consumatori vorrebbero leggi più severe e controlli regolari da parte delle forze dell’ordine addette (51,8%), più informazioni sull’origine e sulla la lavorazione in etichetta (39,7%), nonché marchi di garanzia della Comunità Europea (20,4%), dello Stato (19,1%) o delle associazioni di consumatori (15,9%).

"Gli avvenimenti francesi - ha dichiarato Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente - dimostrano come non sia più sufficiente la messa la bando delle farine di grassi animali solo per i bovini, ma che è diventata necessaria la scelta di eliminarle dall’alimentazione di tutti gli animali. Infatti l’evoluzione di mucca pazza esemplifica in maniera precisa tutti i problemi che nascono da questo tipo di alimentazione animale: muoiono sia gli animali che le persone; è problematico smaltire le carcasse degli animali che si decide di abbattere; la vicenda rappresenta una vera batosta per la filiera bovina che in un paio di giorni ha visto crollare le vendite tra il 30 e il 50% e che per poter riacquistare credibilità ha deciso di abbattere oltre un milione di capi. Nel 1996 l’Italia, come la Francia, ha messo al bando l’uso delle farine animali nell’alimentazione per i bovini, ma a questo punto escluderle da ogni mangime appare l’unica via percorribile".

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