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Pcb Brescia: problema più
vasto Il problema dell’inquinamento chimico a Brescia non riguarda solo l’area ex Caffaro e non solo il Pcb, ma si estende a gran parte del territorio provinciale e include anche metalli pesanti e diossina. Legambiente Lombardia ha chiesto di convocare al più presto assemblee pubbliche per discutere dell’emergenza Pcb dopo il caso Caffaro, la fabbrica che avrebbe inquinato pesantemente una zona di Brescia, creando rischi alla popolazione. Secondo Legambiente Lombardia, le rilevazioni fatte tra il ’94 ed il ’95, da cui è scaturita l’ultima denuncia, riguardavano 70 siti su un’area di 100 chilometri che includeva anche comuni vicini a Brescia. I rilievi avrebbero scoperto tracce di Pcb, metalli pesanti e diossina anche nell’area delle Acciaierie del Comparto Milano, vicino alla Caffaro, e i risultati più allarmanti riguarderebbero anche la zone delle ex Fonderie Perani, parzialmente bonificate prima della costruzione dell’inceneritore e altri quartieri alla periferia della città, tra cui la zona di San Polo-Buffalora, ad est di Brescia, dove si trovava la Bonomi Metalli, fatta chiudere 12 anni fa dal Sindaco perchè troppo inquinante, ma mai bonificata. Il caso Brescia rappresenterebbe un problema ben più vasto e condiviso da molte aree del Nord, caratterizzate da inquinamenti a macchia di leopardo e di cui non si ha ancora un quadro preciso, tanto che la Corte Europea ha deferito il Governo italiano per non avere ancora fornito la mappatura completa dei siti contaminati da Pcb e il piano di interventi per risolvere il problema. "I cittadini - ha dichiarato Andrea Poggio, Presidente di Legambiente Lombardia - hanno diritto di aver indicazioni reali su quali rischi stanno correndo. Legambiente chiede quindi che i tecnici degli organi interessati (Arpa, Asl, Comune ecc) si mettano d’accordo e che gli abitanti, al ritorno dalle ferie, siano invitati ad assemblee pubbliche per avere informazioni certe e indicazioni chiare sul da farsi". |
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