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Ritorna la "censura sulla stampa"?
Internet alle prese con la nuova legge sull'editoria
Articolo di Luigi Rambelli, Presidente Legambiente Emilia-R.

Quanto tempo è passato da allora... La nostra organizzazione decideva dopo ore di riunione di comunicare le sue opinioni ai compagni e ai cittadini di Alfonsine (un paese della bassa ravennate ricco di iniziative). Una volta sul riarmo tedesco, oppure contro il Governo Zoli, sulla crisi di Suez o sul colpo di stato del Generale De Gaulle che nel 1958 poneva la parola fine alla quarta repubblica francese e a una democrazia agonizzante. Il mattino dopo la riunione, l’incaricato si presentava alla tipografia e commissionava 15 manifesti per poterli affiggere in tutto il paese (oppure 2000 volantini da distribuire alla Cooperativa e al ritorno dei braccianti dal lavoro nei campi). Ma, per poter parlare con uno stampato ai compagni o ai cittadini, bisognava passare per una trafila tortuosa prescritta dalle leggi di polizia. Dopo una certosina composizione del testo (prelevando una lettera alla volta dalla cassa di composizione) i volantini venivano stampati da una nuovissima macchina tedesca (una "Heildelberg" che aveva sostituito da poco l’antica "pedalina").

Ma non era finita. Prima di chiudere bottega si dovevano consegnare almeno tre copie di quanto fatto alla locale caserma dell’Arma dei Carabinieri. Il mattino dopo, un inviato l’avrebbe consegnato alla Questura e poi avrebbe apposto una scritta "Autorizzazione della Questura di Ravenna". A, volte invece del visto, l’incolpevole carabiniere avrebbe avuto l’ordine di sequestrare i volantini che nel frattempo la tipografia aveva già stampato per guadagnare tempo. E a noi sarebbe toccato di rimediare con la stampa clandestina stampata con il ciclostile ad alcool o scrivendo a calce sui muri rischiando di brutto.

Poi, nel 1959, venne abolita la censura sulla stampa, con grande sollievo di tutti (e anche mio che ero delegato a portare le copie ai carabinieri). Finalmente un dettato costituzionale era stato attuato, dopo 11 anni dalla promulgazione della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza.

Leggendo alcuni articoli delle nuova legge 62/2001, entrata in vigore nei giorni scorsi, specie quello che rimanda alla legge sulla stampa del 1948, mi sono tornati in mente quei giorni e quelle trafile estenuanti. Mi chiedo se sia possibile che nell’epoca di internet, e con la possibilità tecnica di passare informazioni da un capo all’altro del mondo "in tempo reale" col solo uso di un personal computer, a qualcuno sia venuto in mente di poter mettere le braghe "alla rete" e imporre nuovamente registrazioni, obblighi di direzioni responsabili, consegna di copie agli organi di polizia previste con norme probabilmente "infilate" alla chetichella, a fine legislatura, in una legge per il finanziamento dell’editoria. Che nessuno in parlamento se ne sia accorto? Che il Governo in carica non trovi il modo per rimediare ad una norma che, se fosse applicata pedissequamente, rischierebbe di rimettere indietro gli orologi di almeno 40 anni, e che rilancia norme borboniche sulla stampa approvate quando la Costituzione non era ancora entrata in vigore e iniziava il periodo buio della guerra fredda?

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