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Presentato il dossier l'ambiente in briciole
Gli attacchi al territorio della legge dei 100 giorni

Provvedimenti che penalizzano le imprese sane e pulite che hanno operato, finora, nel rispetto delle leggi; che premiano ecofurbi ed ecocriminali; che riducono le garanzie per i cittadini; che appesantiscono con ulteriori attività di verifica e di controllo una macchina amministrativa che, soprattutto in materia d’ambiente, è già oggi prossima al collasso: insomma, una pesante escalation dell’aggressione all’ambiente, ridotto alla stregua di un fastidioso "ostacolo" per le politiche di sviluppo da aggirare ogni volta che è possibile.

Le misure varate dal Governo Berlusconi all’interno dei cosiddetti "Primi interventi per il rilancio dell’economia" ad un’attenta analisi si presentano come una serie di interventi - dallo svuotamento della valutazione di impatto ambientale per le grandi opere pubbliche e gli insediamenti industriali alla deregulation in materia di edilizia, dal silenzio sui rifiuti smaltiti illegalmente al condono dei reati ambientali per le imprese "in nero" - sintetizzabili in una vera e propria cultura del "disfare", ancora abbastanza raffazzonata e contradditoria, ma pericolosissima.

I punti critici e gli attacchi all’ambiente della Legge dei "100 giorni" sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente, Francesco Ferrante, Direttore Generale, e Roberto Della Seta, Portavoce Nazionale.

"Se il condono ambientale dovesse essere approvato nell’attuale formulazione - ha dichiarato Realacci - potrebbero essere cancellati con un colpo di spugna una lunga serie di reati attualmente contestati in Italia: dall’inquinamento atmosferico a quello da rumore, dagli scarichi idrici e fognari illegali alla gestione non autorizzata dei rifiuti. In cifre si può ipotizzare la "scomparsa" di circa 15.000 violazioni ambientali accertate ogni anno dalle forze dell’ordine, con gravi ripercussioni anche sulle inchieste e i processi in corso, perchè il disegno di legge non esclude esplicitamente dai benefici previsti chi è già oggetto di indagini, accertamenti o procedimenti penali in materia ambientale".

Realacci ha sottolineato che Legambiente condivide l’esigenza di semplificare le norme ambientali: "Le misure proposte dal Governo Berlusconi - ha affermanto - non servono a semplificare, piuttosto individuano nell’ambiente una sorta di agnello sacrificale di un’anacronistica idea di sviluppo. La qualità ambientale non può essere vista come un dettaglio marginale, in tutta Europa è invece considerata una condizione essenziale per modernizzare davvero l’economia e la società e rilanciare l’economia su basi innovative: c’è da augurarsi che il nuovo Governo corregga rapidamente questo vistoso infortunio, o l’Italia correrà il rischio di compiere colossali passi indietro nella tutela del territorio e nella valorizzazione dell’ambiente".

La depenalizzazione dei reati ambientali, così concepita, o configura una sorta di amnistia generalizzata (nella delega affidata al Governo non si fa alcun riferimento alla categoria degli "imprenditori in emersione" come unici beneficiari del provvedimento) oppure, in alternativa, verrebbe a creare un regime a dir poco paradossale e di dubbia costituzionalità: chi ha impiegato manodopera in maniera irregolare e ha gestito la sua impresa senza alcuna autorizzazione si vedrebbe condonare, con una semplice sanzione amministrativa, i reati ambientali eventualmente commessi, chi ha assunto regolarmente i propri dipendenti, ha tutte le autorizzazioni e magari ha violato una sola volta le stesse norme, finirebbe invece sotto processo. Non è difficile immaginare che norme simili scatenerebbero una valanga di contenziosi anche in sede giudiziaria.

Rispetto alla Legge "Obiettivo", l’esito dei provvedimenti presi dal Governo Berlusconi sarebbe il rilancio in grande stile di un solo tipo di opere: strade e autostrade, in particolare al Nord. La combinazione di semplificazione dell’iter, riduzione delle garanzie, estensioni dei termini delle concessioni, facilitazioni per il project financing, renderebbero disponibili ingenti risorse finanziarie solo per quelle opere immediatamente remunerative e dunque fortemente appetibili per imprenditori e banche: le autostrade appunto, soprattutto nelle aree del Paese dove più consistente è la domanda di trasporto. Sarebbe uno schiaffo alla necessità da tutti riconosciuta a parole di riequilibrare il sistema italiano dei trasporti, oggi monopolizzato dal trasporto su strada con conseguenze rilevanti in termini di inquinamento ambientale, di emissione di gas serra, di consumi energetici. Inoltre, le norme proposte dal Governo svuoterebbero di fatto la valutazione di impatto ambientale, procedura prevista obbligatoriamente dall’Unione Europea per tutte le grandi opere.

Con le norme in tema di "Gestione dei rifiuti", sotto il titolo di "Soppressione di adempimenti burocratici inutili a carico delle imprese" viene previsto un sostanziale colpo di spugna su una delle più gravi anomalie del sistema industriale italiano: il gap esistente tra i rifiuti prodotti, speciali e pericolosi, e quelli effettivamente smaltiti, che oscilla tra i 12 e i 30 milioni di tonnellato anno. Un flusso in nero che alimenta i traffici ecomafiosi ed ecocriminali (per un giro d’affari di circa 6.000 miliardi l’anno); il Governo Berlusconi intende, infatti, cancellare l’obbligo per le imprese di compilare il Mud (Modello unico di dichiarazione) sulla produzione dei rifiuti in generale e l’obbligo del registro di carico e scarico per quelli speciali non pericolosi.

"Grazie a queste due "semplificazioni" - ha detto Francesco Ferrante - si perderebbe, in sostanza, ogni traccia sulla produzione di circa 44 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, esclusi gli inerti. L’azzeramento del Mud rischia così di vanificare l’intero sistema di programmazione degli impianti di trattamente e smaltimento, che vanno dimensionati, com’è noto, proprio sui quantitativi prodotti su base territoriale. Inoltre, il prolungamento dei tempi da 7 a 15 giorni per l’iscrizione dei rifiuti nei registri di carico e scarico rischia di facilitare la vita ad inquinatori, trafficanti ed ecomafiosi, vanificando eventuali controlli".

Gravi e pericolose anche le proposte per la "Liberalizzazione delle ristrutturazioni di immobili", una vera e propria deregulation edilizia per un mercato che rappresenta già oggi il 30,6% degli investimenti e muove un volume d’affari di oltre 70.000 miliardi di lire l’anno; un mercato che ha registrato negli ultimi tre anni grazie alla legge 449/97 (quella sulle detrazioni d’imposta per interventi di manutenzione ordinaria e ristrutturazione edilizia) un significativo incremento, con oltre 500.000 domande di detrazione pervenute al Ministero delle Finanze tra il 1999 e il 2000. Estendere lo strumento della dichiarazione d’inizio attività (Dia), che ha il pregio di aver snellito e semplificato le procedure relative alle opere di minore consistenza edilizia, anche ad interventi di maggiore consistenza edilizia, dalle demolizioni alle nuove costruzioni, senza chiare e definite regole di controllo e repressione degli eventuali abusi, potrebbe avere delle conseguenze gravi e pesanti: "L’estensione della dichiarazione d’inizio attività prevista dal Governo Berlusconi - ha dichiarato Roberto Della Seta - configura una vera e propria deregulation nel mercato delle ristrutturazioni permettendo anche aumenti di volumi e ricostruzioni globali degli edifici, e costituisce di fatto un modo per aggirare la normativa e rilanciare l’abusivismo edilizio, con l’aggravante che il provvedimento proposto non regola in alcun modo la verifica della coerenza degli interventi rispetto ai caratteri strutturali degli edifici e aprendo la strada a una liberalizzazione completa degli interventi di ristrutturazione, pericolosa e incontrollata, responsabile di molte gravi tragedie avvenute in questi anni in Italia".

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