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Industria illegale dietro pesca dei datteri
L'unico strumento è la sensibilizzazione e l'informazione

Il sequestro di 30 chilogrammi di datteri di mare a Castellammare di Stabia conferma che si è di fronte ad una vera emergenza. Peppe Ruggiero, portavoce di Legambiente Campania, ha ricordato che non si tratta dell’attività di piccoli pescatori, ma di una industria illegale che frutta miliardi e genera un danno incalcolabile all’ecosistema marino.

"Oltre alla dura repressione del reato - ha osservato Ruggiero - l’unico strumento per fronteggiare questa situazione è quello della sensibilizzazione e dell’informazione. La pesca dei datteri di mare avviene soprattutto in questo periodo dell’anno, quando la richiesta è massima per le festività natalizie. Ma tutti devono essere informati che ordinare al ristorante un piatto di linguine con i datteri o comprarne in pescheria è illegale. Solo se si elimina la domanda si mette un freno a questo assurdo commercio".

Un dattero raggiunge 5 centimetri di lunghezza dopo circa 20 anni: una crescita così lenta costringe i datterai a cambiare luogo di raccolta continuamente, distruggendo ettari di fondale, riducendo nel contempo la possibilità di produzione di nuove larve. Trenta datterai, armati di piccozze, scalpelli e perfino martelli pneumatici, raccolgono in media 135 tonnellate di datteri, per un giro d’affari che può raggiungere i 4 miliardi illegali e distribuiti tra poche persone ai danni di una risorsa, il mare, che appartiene a tutti.

"Ogni anno l’azione di pesca di un datteraio può desertificare fino a 2.400 metri quadri di fondale, oltre 7 ettari quella di 30 datterai. In pratica, una fascia di costa di 5 chilometri, per una profondità di 15 metri, ridotta a deserto".

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