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No alle dighe a Pomonte
e Patresi La notizia che la Regione Toscana avrebbe approvato una "delibera di indirizzi" che darebbe il via, inserendoli negli Ambiti Ottimali, a progetti per la realizzazione di due grandi dighe a Pomonte e Patresi, nel Comune di Marciana, all’Isola d’Elba ha veramente dell’incredibile. Ad esempio: la valle di Pomonte ricade interamente in area P.F.3. cioè a pericolosità di frana elevata (così come rilevato dal censimento dei fenomeni franosi del Bacino Toscana Costa); ed è sottoposta a misure di salvaguardia da parte della stessa Regione Toscana, con Delibera n.1212 del 2.11.1999. L’area è definita dalla Regione a rischio idraulico molto elevato (misure di salvaguardia, ai sensi della L.183/89). L’intera valle di Pomonte è interessata da fenomeni franosi, negli anni passati il fosso di Pomonte è esondato proprio in conseguenza di una frana mettendo in pericolo l’intero centro abitato e provocando gravi danni. Anche la valle di Patresi è a forte rischio idrogeologico e presenta gli stessi fenomeni franosi in molti punti. Le due aree prescelte per costruire le dighe (costo preventivato di 100 miliardi), ricadono, per il loro alto valore naturalistico e paesaggistico, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, cioè all’interno di un territorio protetto dove vige il divieto di alterazione degli equilibri idrogeologici e di costruzione di invasi. La stessa Regione Toscana, Dipartimento delle Politiche Territoriali e Ambientali, nelle osservazioni recentemente rivolte al Piano Strutturale del Comune di Marciana ricorda che quelle aree (e l’intero massiccio di Monte Capanne) sono comprese nel Sito di Interesse Comunitario 58, inserito nel progetto Bioitaly in attuazione della direttiva Habitat. DCR 342/98 e sono tutelate dalla Legge Regionale 49/95 e dal DCR 256/97. La Valle di Pomonte, oltre ad avere un’immenso valore naturalistico e paesaggistico, ospita un sistema di terrazzamenti, in parte ancora coltivati, che è un bene inestimabile per l’intero Arcipelago e tutta la Toscana, un’opera del lavoro umano che andrebbe valorizzata e conservata, anche con incentivi economici, per l’importanza della salvaguardia idrogeologica che ancora svolge. Lo stesso si può dire per il grande castagneto terrazzato che occupa praticamente tutta la valle di Patresi e che, invece di essere sommerso da una inutile, pericolosa e costosissima diga, andrebbe recuperato, valorizzato e reso nuovamente produttivo. Il Presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, il Geologo Professor Giuseppe Tanelli, già negli anni passati ha respinto decisamente l’ipotesi delle due dighe, mettendo in guardia contro i gravi rischi che le due opere comporterebbero, lo stesso Sindaco di Marciana, Luigi Logi, ha dichiarato la propria netta contrarietà alla realizzazione delle due dighe definendo l’ipotesi "semplicemente vergognosa". Di fronte a tutto ciò ci chiediamo come la Comunità Montana dell’Elba e Capraia e la Regione Toscana possano ancora proseguire sulla strada di un progetto di dighe che contraddice leggi e delibere regionali, direttive comunitarie, la legge 394 sulle Aree protette e la volontà dell’Amministrazione Comunale di Marciana. E, visti i vincoli del Parco e Comunitari e le normative della stessa Regione Toscana, come sia possibile parlare di "progetti di fattibilità" delle due dighe che sarebbero solo un inutile spreco di denaro pubblico. Legambiente Arcipelago Toscano chiede che questa pericolosa ed inutile idea venga riposta definitivamente in quel cassetto dalla quale ogni tanto riemerge e che la Regione e la Comunità Montana dell’Elba e Capraia investano in maniera più produttiva ed efficace quei cento miliardi di finanziamenti che potrebbero arrivare, magari rifacendo finalmente le condotte colabrodo dell’isola d’Elba e costruendo dissalatori. |
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