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Fiuminforma 2001

Il programma scientifico

Fiuminforma ha coinvolto i maggiori corsi d’acqua italiani per un totale di oltre 300 punti di campionamento. Su ogni sito sono state effettuate le analisi previste dalla normativa vigente (legge 152/99) per determinare la classe dello stato ecologico delle sezioni e dei tratti dei corsi d’acqua. La nuova legge, che recepisce due direttive comunitarie, porta importanti innovazioni anche sul piano del monitoraggio e della classificazione dei corpi idrici che non vengono più considerati semplicemente come recettori, ma valutati nella loro complessità ecosistemica.

RilevamentiI parametri analizzati dunque riflettono le pressioni antropiche tramite la misura del carico organico, del bilancio dell’ossigeno, dell’acidità, del grado di salinità e del carico microbiologico (azoto ammoniacale e nitrico, il fosforo totale, l’ossigeno disciolto, il BOD5 e il COD e Escherichia Coli); questi sono stati poi incrociati con i risultati dell’Indice Biotico Estesto (I.B.E.), con cui viene valutato l’impatto antropico sulle comunità animali del corso d’acqua. Dall’incrocio di questo parametri ad ogni sezione in esame è stata quindi attribuita una classe da 1 a 5 a cui corrispondono gli stati di qualità ambientale: "elevato" (classe 1), "buono" (classe 2), "sufficiente" (classe 3), "scadente" (classe 4) e "pessimo" (classe 5).

Da tener presente che la legge prevede che entro il 31 Dicembre 2008 ogni corpo idrico superficiale classificato o tratto di esso debba conseguire almeno i requisiti dello stato "sufficiente", per raggiungere entro il 31 Dicembre 2016 quello di "buono".

Ma il monitoraggio dei principali corsi d’acqua è stato solo una parte di "Fiuminforma". I fenomeni di dissesto idrogeologico, nonché i fenomeni di siccità che colpiscono intere regioni durante i mesi estivi, pongono all’attenzione dell’opinione pubblica il gravoso problema di gestire i bacini idrografici. La campagna di Legambiente ha fatto quindi anche il punto sui piani di bacino e i piani stralcio di dissesto e di qualità previsti dalla legge 183/89, nonché sull’approvazione e l’applicazione delle norme di salvaguardia e dei vincoli previsti dalla legge 267/98 di conversione del decreto Sarno. Sono state così messe in evidenza quelle opere e attività antropiche, illegali e non, che rendono i nostri fiumi tra le zone a maggiore rischio del nostro territorio.


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