|
Fiuminforma 2001 Arno (Toscana) I risultati dei campionamenti effettuati non lasciano dubbi: l’Arno è malato. Nel valutare l’esito delle analisi, i biologi di Fiuminforma hanno dovuto tenere in considerazione le condizioni atmosferiche degli ultimi mesi, caratterizzati da piogge intense che hanno notevolmente aumentato la portata del fiume. Probabilmente, se i campionamenti fossero stati effettuati in condizioni metereologiche più idonee, sarebbero state rilevate classi di qualità peggiori e, di conseguenza, un quadro generale dello stato di salute del fiume più compromesso. "La decisione di Legambiente di riprendere il discorso avviato nella prima metà degli anni Novanta, con un’analisi a tappeto del patrimonio fluviale della penisola, è figlia delle recenti emergenze che hanno avuto per protagonisti i fiumi italiani - ha spiegato Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente - Con questa iniziativa abbiamo voluto riportare all’attenzione dell’opinione pubblica il ruolo fondamentale dei fiumi dal punto di vista ambientale. Da essi dipende, ad esempio, la salute dei nostri mari: basti pensare ai nitrati e ai fosfati prodotti dai campi coltivati e dagli allevamenti o agli scarichi fognari non depurati che, trasportati da fiumi e torrenti, finiscono per inquinare le acque marine". Sono 15 le stazioni di prelievo, disseminate lungo l’asta principale dell’Arno e dei suoi affluenti principali, che sono state prese in considerazione dai tecnici di Legambiente. A cominciare da Molin di Bucchio, l’unico dei punti campionati ad aver fatto registrare un valore che rientra nella prima classe di qualità, corrispondente ad un ambiente non inquinato o comunque non alterato in modo sensibile. Procedendo dalla zona della sorgente verso valle, infatti, lo stato di salute del fiume peggiora rapidamente, passando in seconda classe di qualità all’altezza di Ponte Castelluccio. Nel Canale Maestro della Chiana, che raccoglie l’acqua ricca di fosforo dei terreni agricoli circostanti e gli scarichi derivanti dall’attività zootecnica prima di confluire nell’Arno, le analisi hanno fatto registrare valori pari a una terza classe di qualità. Continuando la discesa lungo l’asta principale del fiume, la qualità delle acque torna in seconda classe al Ponte dell’Acquaborra, salvo subire un nuovo peggioramento a Figline e Rosano, dove l’ambiente fluviale è risultato essere inquinato, mentre a Pontassieve, alla confluenza del Sieve, ha mostrato un inquinamento moderato (seconda classe di qualità). La situazione più critica è stata però registrata nei punti in cui le acque del Bisenzio e dell’Ombrone pistoiese confluiscono nell’Arno. In entrambi i casi le analisi chimiche e biologiche hanno restituito valori corrispondenti ad un livello di inquinamento molto elevato. Un risultato che non sorprende: da una parte, infatti, il Bisenzio subisce un notevole deterioramento nel suo tratto fiorentino, determinato in misura preponderante dai reflui civili, dall’altra l’Ombrone pistoiese riceve gli scarichi dell’area tessile e parte di quelli civili di Prato, depurati, evidentemente in maniera insufficiente, dall’impianto di Baciacavallo. Nelle sei stazioni di prelievo successive, da Capraia e Limite fino a Pisa, i campionamenti hanno dato risultati simili, con un livello di inquinamento pari ad una terza classe di qualità. L’unica eccezione è stata registrata alla confluenza del fiume Elsa: in questo punto, infatti, il livello di inquinamento è risultato essere più contenuto e corrispondente ad una seconda classe di qualità. "Per recuperare lo stato di qualità dell’Arno - ha commentato Lucia Venturi, responsabile scientifico di Legambiente - è indispensabile che il piano stralcio per la qualità delle acque previsto dall’Autorità di Bacino venga realizzato in tempi certi. Per far questo, però, è assolutamente necessario che siano realizzati almeno gli interventi di depurazione più urgenti. È inaccettabile che una città come Firenze non abbia ancora un sistema di depurazione in grado di evitare che i suoi reflui vengano scaricati tutti quanti in Arno. Oltretutto sono scaduti da più di un anno anche i termini previsti dalla legge 152 del 1999 per la depurazione degli scarichi delle città con più di 150.000 abitanti". "Nel bacino dell’Arno - ha aggiunto Sandro Scollato, portavoce di Fiuminforma - è stato stimato un carico inquinante complessivo pari a quello prodotto da circa otto milioni e mezzo di abitanti, di cui due milioni e mezzo costituiti dalla popolazione residente ed il resto da scarichi agricoli, zootecnici e industriali. Tra i grandi centri abitati che gravano sul bacino del fiume, però, solo Livorno depura le sue acque reflue al 100 per cento. È chiaro che i livelli di inquinamento potranno ridursi sensibilmente solo quando anche le altre città faranno altrettanto. Una buona notizia, in questo senso, è quella che giunge da Pisa, dove è imminente l’entrata in funzione di un nuovo impianto di depurazione". I risultati delle analisi
Legenda
Riferimento normativo: Dlgs 11 Maggio 1999 n. 152
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
© 2001 Legambiente Maquis |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||