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Fiuminforma 2001 Bisagno (Liguria) Malato e ingabbiato. È questa la condizione in cui versa il Bisagno, uno dei due torrenti liguri finiti sotto la lente di ingrandimento di Fiuminforma. I dati delle analisi effettuate lungo l’asta del torrente dai biologi di Fiuminforma sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa convocata a Genova presso la sede regionale di Legambiente. Come nel caso dell’Argentina, l’altro corso d’acqua della regione analizzato dal team di Legambiente, inquinamento e cemento rappresentano le minacce più gravi per l’ecosistema del Bisagno, che nel tratto più a valle attraversa una zona densamente urbanizzata. All’interno di Genova, il fiume scompare addirittura dalla vista, nascosto sotto il manto stradale, e in molti altri punti il suo alveo naturale viene ridotto e occupato da infrastrutture, con pesanti ripercussioni dal punto di vista del rischio idrogeologico. "Oltre a verificare lo stato di salute dei corsi d’acqua italiani - ha spiegato Sandro Scollato, portavoce di Fiuminforma - l’obiettivo di Fiuminforma, è quello di promuovere un riavvicinamento tra l’uomo e il fiume, che con l’avanzare dell’urbanizzazione si è progressivamente affievolito. L’esempio del Bisagno in questo senso è emblematico: il fiume, ormai, viene quasi sempre visto come un ostacolo da superare o un nemico da ingabbiare con dighe, canalizzazioni, argini di cemento. Con questa campagna condotta su tutto il territorio nazionale vogliamo promuovere un approccio diverso, che enfatizzi il ruolo dei corsi d’acqua come risorsa da riscoprire e valorizzare. È fondamentale, inoltre, che nel nostro paese la cultura dell’emergenza ceda il passo una volta per tutte alla cultura della prevenzione. Il problema rappresentato dall’inquinamento e dal rischio idrogeologico, infatti, è troppo serio per essere affrontato con interventi varati in fretta e furia sull’onda di qualche disastro". I campionamenti del Bisagno da parte dei biologi di Fiuminforma hanno avuto luogo tra il 20 e il 21 Aprile in otto punti di prelievo. Solo nella stazione di monitoraggio più a monte, quella di Davagna, in località Gea, le analisi dei campioni prelevati hanno restituito valori che rientrano nella prima classe di qualità, corrispondente ad un ambiente non inquinato o alterato. Il dato più sorprendente è quello relativo al secondo punto sottoposto ad analisi, a Bargagli, in corrispondenza della frazione Molino. Dalla prima classe di Davagna, infatti, in questo punto la qualità delle acque del Bisagno registra un notevole peggioramento, passando in terza classe, che indica un ambiente inquinato o comunque alterato. Questa brusca variazione di classe può essere giustificata solo dalla presenza di un depuratore a monte della stazione di prelievo. Evidentemente, il depuratore non disinfetta in modo adeguato gli scarichi che riceve prima di convogliarli nel torrente. Il deficit dal punto di vista della depurazione rappresenta purtroppo un problema diffuso in tutta la penisola: in molti casi, infatti, gli impianti realizzati in Italia si sono dimostrati inadeguati al fabbisogno o non sono mai entrati in funzione per mancato allacciamento alla linea elettrica, per errori di progettazione o per furti di pezzi, soltanto per elencare alcuni dei motivi più ricorrenti. Proseguendo nell’analisi dei dati rilevati dai tecnici di Fiuminforma lungo l’asta del Bisagno, in località La Presa la qualità del corso d’acqua ha mostrato un leggero miglioramento, restituendo valori pari a una seconda classe. Questo miglioramento è attribuibile, almeno in parte, alle capacità autodepurative del fiume, che sfruttando la pendenza aumenta l’ossigenazione dell’acqua. Nelle tre stazioni di prelievo successive, a Genova, a valle del colorificio Stoppani, in località Doria, alla confluenza con il Rio Torbido, e all’altezza della via Emilia, alla confluenza con il torrente Geirato, la situazione non subisce variazioni significative: i risultati rilevati dalle analisi dei campioni prelevati in questi punti rientrano tutti, infatti, nella seconda classe di qualità. Nel tratto più vicino alla foce, caratterizzato da una pressione antropica più consistente, l’acqua del torrente torna in terza classe di qualità. È questo, infatti, lo stato ecologico rilevato a Genova in corrispondenza del ponte Bezzecca e del ponte Sant’Agata. "Stante l’assenza di dati che l’ente pubblico non vuole o non è in grado di fornire - ha commentato Andrea Agostini, Presidente del Circolo Legambiente "Nuova Ecologia" - appare impossibile elaborare un progetto per la gestione delle acque e degli scarichi. Non possiamo non sottolineare l’assoluta assenza di controlli da parte dell’amministrazione provinciale, che ha dichiarato di voler promuovere una politica ambientale. Purtroppo finora si è trattato solo di parole cui non sono seguiti fatti concreti". "Le analisi di Fiuminforma - ha aggiunto Stefano Sarti, Presidente di Legambiente Liguria - dimostrano come alla carenza di informazione sullo stato di salute del Bisagno si sommi una carenza di depurazione. Di fronte al livello di inquinamento riscontrato dai tecnici di Legambiente, le amministrazioni comunali e provinciale dovrebbero attivarsi per potenziare la capacità depurativa degli impianti. Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, invece, confidiamo che il piano di bacino in via di approvazione garantisca la salvaguardia della popolazione, ma anche il rispetto dell’habitat naturale, attraverso interventi di ingegneria naturalistica. Il piano di bacino sembra andare in questa direzione, ma andrà valutato alla prova dei fatti". I risultati delle analisi
Legenda
Riferimento normativo: Dlgs 11 Maggio 1999 n. 152
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