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Fiuminforma 2001

Piave (Veneto)
28 Maggio - 3 Giugno

Quello delle cave è un problema che riguarda da vicino il Piave. Vittima da decenni di massicci interventi di escavazione, abusivi e non, il fiume, infatti, soffre di un gravissimo dissesto idrogeologico, caratterizzato da pericolose erosioni delle sponde, da un aumento della velocità della corrente e da un’alterazione dello strato di argilla che sostiene la falda freatica delle risorgive in alveo. Una delle necessità più urgenti per la sopravvivenza del Piave e di tutte le realtà ambientali che orbitano attorno ad esso è rappresentata, inoltre, dall’esigenza di garantire un deflusso vitale costante. La scarsità d’acqua, infatti, ha finito per compromettere importanti fenomeni quali il ripascimento delle spiagge per effetto del mancato trasporto solido, accentuando così l’erosione dei litorali ma anche dello stesso corso d’acqua.

A questo proposito, sarebbe opportuno rivedere le concessioni per i prelievi d’acqua, che andrebbero riviste secondo nuove logiche che evitino gli sprechi. Nel complesso, invece, appare meno allarmante la situazione che emerge dai risultati delle analisi chimiche e biologiche compiute nel corso della settimana dai tecnici di Fiuminforma: salvo un’eccezione, infatti, il fiume si mantiene per tutto il suo corso all’interno della seconda classe di qualità, che indica un livello di inquinamento moderato.

Sono 14 le stazioni di prelievo prese in considerazione dai tecnici di Legambiente per verificare lo stato di salute delle acque del Piave. A cominciare da Cima Sappada, dove è stato registrato un valore che rientra nella prima classe di qualità, corrispondente ad un ambiente non inquinato o comunque non alterato in modo sensibile. Procedendo dalla zona delle sorgenti verso valle, lo stato di salute del fiume peggiora a valle di Sappada, passando in seconda classe di qualità. Grazie alle sue naturali capacità autodepurative, il fiume torna in prima classe a Domegge di Cadore, ma poco più a valle, all’altezza di Perarolo, subisce un brusco peggioramento, piombando in terza classe di qualità, che riflette un ambiente inquinato o comunque alterato. Questo deterioramento è determinato dal notevole apporto inquinante del torrente Boite, che confluisce nel Piave poco più a monte. Nei punti di prelievo successivi, la qualità delle acque migliora di nuovo. A Castello Lavazzo, infatti, le analisi hanno restituito valori pari ad una seconda classe di qualità, e questo risultato si è mantenuto costante anche nelle nove stazioni di campionamento successive, da Longarone a Eraclea.

Commentando questi dati, Angelo Mancone, Presidente di Legambiente Veneto, ha spiegato che "i risultati delle analisi condotte da Fiuminforma sul Piave non devono trarre in inganno. Il fatto che sul fiume non siano state registrate classi di qualità superiori alla terza non significa che non siano opportuni interventi per salvaguardare l’ecosistema e la sicurezza della popolazione. Molto resta da fare, infatti, sia dal punto di vista della depurazione degli scarichi, che deve essere estesa alle aree ancora sprovviste di impianti, sia per quanto riguarda il rischio idrogeologico, che continua a rappresentare una minaccia a causa dei numerosi interventi sciagurati e irrazionali compiuti dall’uomo lungo il corso del Piave e dei suoi affluenti".

I risultati delle analisi

Stazione di prelievo Stato ecologico
Cima Sappada Classe I
A valle di Sappada Classe II
Domegge di Cadore Classe I
Perarolo di Cadore - confluenza torrente Boite Classe III
Castello Lavazzo Classe II
A valle di Longarone Classe II
Limana Classe II
Fener Classe II
Fontane Bianche Classe II
Colfosco Classe II
Candelù Classe II
Noventa di Piave Classe II
San Donà di Piave Classe II
Eraclea Classe II

Legenda

Classe I Ambiente non inquinato o comunque non alterato in modo sensibile
Classe II Ambiente con moderati sintomi di inquinamento o alterazione
Classe III Ambiente inquinato o comunque alterato
Classe IV Ambiente molto inquinato o comunque molto alterato
Classe V Ambiente fortemente inquinato e fortemente alterato

Riferimento normativo: Dlgs 11 Maggio 1999 n. 152


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