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Fragole: il 64% ha residui
chimici Fragole sotto accusa? Questa volta i tedeschi hanno forse ragione: il 64% delle fragole nazionali è contaminato infatti da residui chimici. "Il 40% dei prodotti ortofrutticoli è contaminato da residui di pesticidi, il 30% con residui di più di un principio attivo, un campione su 50 è addirittura fuorilegge". Le rilevazioni sul rischio pesticidi sono state elaborate da Legambiente sui risultati dei controlli compiuti dalle Asl di 5 regioni (Piemonte, Veneto, Toscana, Campania, Trentino Alto Adige) su 5.000 campioni di ortofrutta. Particolarmente a rischio la frutta, la percentuale dei campioni contaminati sale infatti al 60%. In Piemonte - la regione dove i controlli sono più rigorosi - la frutta e la verdura a rischio pesticidi sono oltre il 50%. "I numeri dei controlli compiuti dalle autorità sanitarie - ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente - confermano che in Italia continua l’abuso di pesticidi e altri fitofarmaci. La situazione è tanto più grave in quanto la normativa che fissa i limiti alla presenza di residui è vecchia di oltre 30 anni". Questa normativa quindi non tiene conto della grande quantità di studi e ricerche sul rischio sanitario legato alla presenza di pesticidi nei cibi. "Così, in Italia - ha aggiunto Realacci - continuano ad utilizzarsi principi attivi, come il Clorpirifos, dall’ormai accertato effetto cancerogeno, e per questo praticamente messi al bando in altri Paesi, e al tempo stesso non sussiste alcun limite al numero di residui ammessi in uno stesso prodotto". Proprio il cosiddetto "multiresiduo" è il principale campanello d’allarme fatto suonare dai dati presentati da Legambiente: in almeno il 60% della frutta consumata in Italia si ritrova più di un principio attivo, e se questi prodotti per la legge sono sicuri, per la scienza rappresentano invece un pericolo. "Da uno studio realizzato nel 1999 da ricercatori dell’Enea - ha proseguito Realacci - risulta che il rischio cancerogeno per chi consuma prodotti ortofrutticoli contenenti residui chimici è pari ad 1,24 ogni 10.000 abitanti nel corso di settant’anni". Se il nostro Paese vuole davvero compiere una scelta chiara e irreversibile per l’agricoltura di qualità deve prima di tutto rivedere le norme in materia di residui, vietando tutti i principi attivi considerati cancerogeni dalle maggiori istituzioni sanitarie come Oms e Epa e introducendo limiti specifici per il multiresiduo. |
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