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Il petrolio minaccia altri paradisi naturali
Subito una normativa internazionale per le "sensitive area"

Il Mar Rosso, il Borneo, Trinidad e Tobago, la laguna di Venezia, l’Alaska, la foce del Rio delle Amazzoni. Sono solo alcuni dei paradisi naturalistici del pianeta minacciati quotidianamente dal traffico petrolifero. Sono oasi dove ancora si conservano ecosistemi intatti, specie animali e vegetali rare, su cui però incombe costantemente il rischio di una marea nera. In altre parole, il dramma che si sta vivendo oggi per le Galapagos, potrebbe ripetersi in ogni momento dell’anno in uno di questi gioielli naturali ancora incontaminati.

"Quanto sta accadendo in questi giorni nelle Galapagos - ha dichiarato Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente - dimostra come anche uno sversamento di petrolio ridotto può compromettere in modo irreparabile un ecosistema fragile delicato come quello delle isole di Darwin, dove si conservano specie endemiche o a rischio di estinzione. Questi paradisi incontaminati, spesso vere e proprie arche della biodiversità andrebbero preservati come delle vere e proprie opere d’arte. Nella realtà ogni giorno vengono lambiti da decine di petroliere, spesso vere e proprie carrette del mare".

Legambiente chiede perciò all’Ue di farsi interprete a livello internazionale di una legislazione più severa, rigida e avanzata che davvero riesca a limitare ai minimi termini la possibilità di nuovi incidenti. Non solo, dunque, normative più rigide e garantiste per l’ecosistema di quelli attuali, ma anche un provvedimento speciale per tutelare le "sensitive area" del Pianeta.

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