|
Vivere il Lambro è
ancora possibile Sufficiente fino a Monza, scadente a Cologno Monzese, pessimo da Peschiera a Graffignana, scadente a Orio Litta. Il giudizio sulle condizioni di salute del fiume Lambro è impietoso. Ma non è giustificato parlarne come di un corso d’acqua morto: esistono ancora speranze di poterlo rendere un fiume libero, sul quale e del quale poter vivere. Quattro mesi di lavoro, 150 ore di percorso a piedi lungo le sponde, almeno 8.000 le persone in qualche modo coinvolte: questi i numeri di "Lambro da vivere", tour del fiume organizzato da Legambiente. Una campagna ambiziosa, costituita da numerosi progetti: tra i tanti, campionamenti delle acque, analisi della fauna ittica, osservazioni del grado di cementificazione sulle sponde, blitz in aree ad edificazione selvaggia, convegni e visite ai depuratori. Il tutto grazie ad un cospicuo equipaggio, fatto di biologi, naturalisti, volontari e associati. Il risultato concreto è contenuto in una trentina di pagine di resoconti: il Rapporto Lambro 2001, una vera e propria "cartella clinica" sulle acque, il territorio e le possibilità di depurazione del fiume. I parametri di giudizio sono quelli stabiliti dal Dl 152 del ’99, che prevede una classificazione attraverso di 5 livelli di qualità. Secondo i dati rilevati da Legambiente in Maggio e Giugno 2001, alla luce anche della letteratura scientifica e dei Rapporti sullo stato dell’ambiente di Regione e Arpa, il Lambro pare stare veramente bene solo nelle zone prelacuali, dove si merita un "buono". Già da Merone (Co), la situazione cambia: da lì, infatti, e fino a Monza, il livello assegnato è un III, vale a dire "sufficiente". Un risultato che comunque non scoraggia, considerato che, negli anni ’70, in quella zona il fiume registrava pessime condizioni di salute. Ma è a valle di Monza che il corso d’acqua subisce un improvviso peggioramento: qui il giudizio di qualità è "insufficiente", e resta tale in tutto il territorio milanese. Grave l’effetto sull’ecosistema: in questa zona scompare completamente la fauna ittica, soprattutto a causa della presenza di ammoniaca. All’arrivo a Milano, il Lambro "muore". Già con la prima tranche di scarichi fognari, il livello di qualità del fiume scende a "pessimo" (il giudizio peggiore) e non mostra segni di miglioramento sino a Graffignana. Solo a Orio Litta, a pochi chilometri dalla foce, viene rilevata una flebile ripresa, mai segnalata in letteratura e nei rapporti, che riporta il fiume ad un giudizio "insufficiente". Anche il territorio compreso entro 150 metri dalle sponde, considerato fascia di rispetto, presenta problemi. Confrontando i dati con quelli delle cartografie di fine ’800, emerge come il grado di urbanizzazione delle rive del fiume sia cresciuto del 1100%. Ma non è tutto. Lungo il corso d’acqua sono state individuate ben 19 strozzature che potrebbero rivelarsi pericolose in caso di piena, un’eventualità non troppo remota. E anche l’abusivismo fa la sua parte. Una vasta superficie di sponda, infatti, è stata inghiottita da costruzioni, orti, discariche illegali, che il Lambro potrebbe riversare nell’alveo alla prima esondazione. "Vogliamo ridare ai Milanesi il loro fiume - ha dichiarato Andrea Poggio, Presidente di Legambiente Lombardia - e desideriamo tornare a vederlo scorrere in libertà. E libertà significa acqua pulita, biodiversità, irrigazione, passeggiate lungo le sponde. Il Sindaco Albertini ora ha le facoltà di far costruire i depuratori che da quasi trent’anni aspettiamo, un intervento risolutivo per il perseguimento di obiettivi minimi di qualità dell’acqua. Noi, intanto, ci facciamo forti della speranza legata alla scoperta di quel minimo ritorno alla vita nella parte terminale del fiume". |
|
|
|
© 2001 Legambiente Maquis |
||