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Il nuovo movimento verso
Porto Alegre La marcia Perugia-Assisi è stata la più grande manifestazione pacifista che si sia svolta in Occidente da molti anni. Una manifestazione tanto più straordinaria perchè "non organizzata". Indetta da un vastissimo insieme di associazioni e di enti locali che fanno riferimento alla Tavola della Pace, il suo successo è venuto dalla partecipazione di decine di migliaia di persone difficilmente "incasellabili", unite da valori comuni e però attraversate da tante sensibilità diverse. Questa estrema "biodiversità" è uno dei più evidenti punti di contatto che fanno somigliante la Perugia-Assisi a Genova, a quel sabato di fine luglio in cui, nonostante un insopportabile clima di violenza, trecentomila persone sfilarono pacificamente per dire che "un mondo diverso è possibile". È difficile dire in che misura il popolo della Perugia-Assisi fosse lo stesso, fisicamente lo stesso, di Genova. Un fatto però è sicuro: il no a questa globalizzazione e il no alla violenza, al terrorismo, alla guerra sono due aspetti del medesimo impegno, sono il rifiuto di un mondo governato dall’interesse di pochi e calpestando i bisogni e i diritti dell’umanità. In questo senso, non c’è dubbio che a Genova e nella Perugia-Assisi sia sceso in campo un nuovo movimento: un movimento deciso a portare nel dibattito pubblico e sul tavolo dei potenti della Terra i temi di una globalizzazione dei diritti, della lotta alla povertà, della tutela e valorizzazione delle identità di ogni popolo e di ogni cultura, dell’impegno per affrontare i rischi ambientali planetari, del rinnovamento e rafforzamento dell’Onu e del rifiuto di ogni politica di potenza e di guerra. Dopo la Perugia-Assisi, questo nuovo soggetto è più forte, più maturo. Perchè continui a crescere, occore che tutti coloro che in esso sono impegnati traggano esempio da quanto è successo il 14 ottobre. Il movimento, i cittadini che ne fanno parte e che si mobilitano innanzitutto nelle proprie città, nei propri luoghi di lavoro, non sono "egemonizzabili" da nessuno. Nessuna sigla, somma di associazioni, e meno che mai partito, possono arrogarsene la rappresentanza. Il movimento è molto di più della semplice somma algebrica delle forze che lo compongono, e chiunque pretendesse di ingabbiarlo in forme organizzative rigide o provasse ad "impossessarsene" grazie alle proprie rendite mediatiche, in realtà darebbe una mano a soffocarlo. Un’altra lezione da tenere bene a mente è che tra Genova e la Perugia-Assisi c’è di mezzo il "macigno" dell’11 settembre. Il no al terrorismo stragista, alle sue logiche e alle sue autogiustificazioni, è un passaggio obbligato per un movimento che voglia davvero farsi società, opinione pubblica, ed è un passaggio che la Perugia-Assisi ha varcato senza esitazioni. Il terrorismo è un nemico irriducibile per il movimento; non solo i suoi metodi sono aberranti, ma il mondo che vagheggia è agli antipodi di quello che sognamo noi. Infine. Genova e ancora di più la Perugia-Assisi dicono di un movimento globale nei temi ma squisitamente italiano in molte sensibilità, e del resto non è un caso che in tutto il resto del mondo il "popolo di Seattle" sia rimasto sostanzialmente afasico davanti alla crisi aperta dall’11 settembre. In particolare, crediamo, va sottolineato il contributo prezioso di tante organizzazioni del cattolicesimo italiano e in generale dei cattolici, così numerosi nella Perugia-Assisi: il loro ruolo è fondamentale nel definire i connotati di un movimento fortemente imperniato sui valori della nonviolenza, della solidarietà, della coesione sociale. Su queste basi dobbiamo costruire il futuro del movimento. Guardando certo alle prossime scadenze, prima tra tutte Porto Alegre, ma soprattutto praticando sul territorio forme di aggregazione plurali e aperte davvero a tutti, nelle quali si esprimano le ragioni e gli obiettivi di quell’insieme vasto e ricco di forze che non si rassegna alla globalizzazione governata dai potentati economici e finanziari e che ad essa contrappone non la violenza né una ribellione generica ed impotente, ma ragionamenti e proposte sostenuti e legittimati dall’impegno quotidiano di centinaia di migliaia di persone nel volontariato, nella cooperazione, nell’associazionismo. |
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