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Marghera: Legambiente parte
civile "Un giusto risarcimento per le vittime del petrolchimico, una riconversione della logica industriale che garantisca il rispetto della salute dei lavoratori e dei cittadini, dell’ambiente e della legge". Queste le richieste di Legambiente, parte civile nel processo contro i vertici del petrolchimico di Porto Marghera. "Oltre a seguire con attenzione il processo - ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente - continueremo la nostra battaglia affinchè venga disinnescata Porto Marghera, venga risanato l’ambiente, si creino le condizioni per risarcire gli operai. Al di là del processo e degli esiti del dibattimento è necessario delineare le decisioni sul futuro risanamento dell’area del petrolchimico. Quanto agli impianti esistenti, potranno rimanere in attività soltanto quelli che elimineranno completamente la pericolosità per dipendenti, popolazioni ed ecosistema lagunare e comunque si dovrà far partire immediatamente quella necessaria opera di bonifica che dovrà eliminare o quantomeno ridurre al massimo le conseguenze di questo disastro. Un’azione che può essere volano per un lavoro moderno, non in contrasto con l’ambiente e con Venezia". A Marghera un numero altissimo di lavoratori è stato colpito da diverse patologie. Gli operai dei reparti CVM-PVC corrono un rischio 7,5 volte maggiore del normale di contrarre un tumore al fegato e 600 volte più alto di contrarre una rara forma di tumore epatico - l’angiosarcoma del fegato. Un alto rischio sanitario per la popolazione che vive a ridosso dell’area industriale: a Mestre ad esempio si registra un’incidenza di malattie respiratorie di 2/3 volte superiore rispetto a quella di altre zone campione. E poi i reati ambientali: la violazione delle normative anti-inquinamento, l’avvelenamento di acque e sostanze alimentari, l’alto numero di sostanze nocive, tra cui alcune riconosciute cancerogene dall’Oms, che sono state immesse in atmosfera: 240.000 tonnellate/anno. E complessivamente ammontano a 5 milioni di tonnellate i rifiuti e i terreni altamente contaminati di Marghera da bonificare. Ma c’è anche una pesante eredità inquinante che Enichem e Montedison hanno lasciato in giro per l’Italia, da Brindisi a Ferrara, da Mantova a Priolo, da Villadossola nel novarese, ad Assemini, Cesano Maderno, Gela e Porto Torres. "In tutti questi casi - ha concluso Ferrante - è necessario quantificare il danno ambientale causato dagli insediamenti industriali e programmare con urgenza gli interventi di bonifica". |
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