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Crollo a Napoli: colpa del sacco edilizio
Tragedia evitata ma annunciata nel quartiere Arenella

"Le macerie del palazzo dell’Arenella sono figlie del sacco edilizio degli anni ’50, quando speculatori si improvvisavano imprenditori edili, capomastri e politici incompetenti diventavano ingegneri. Il risultato erano case adatte ad un mercato povero privo di regole e norme civili con muri di cartavelina, materiale scadente, cemento armato dei piloni poco armato".

Questo il commento di Legambiente Campania alla "tragedia evitata ma annunciata" del crollo del palazzo al quartiere Arenella di Napoli.

"Necessario rendere esecutivo da parte dell’amministrazione comunale il fascicolo del fabbricato - ha dichiarato Anna Savarese, della segreteria di Legambiente Campania - mentre al nuovo Governo chiediamo che sia licenziata in tempi brevi la legge nazionale in materia bloccata in Parlamento dalla scorsa legislatura".

"Siamo il Paese delle tragedia annunciate - ha proseguito Savarese - convinti che toccherà sempre a qualcun altro. Ora è necessario avviare un progetto concreto e serio di monitoraggio e manutenzione degli edifici napoletani. Per troppo tempo tanti hanno chiusi gli occhi o hanno fatto finta di non vedere".

Ma Legambiente non trascura il rischio sottosuolo. "A Napoli ci sono interi quartieri costruiti sul vuoto di un sottosuolo vulcanico, su grotte e frane. Basta poco che si aprono delle fosse, nell’asfalto della strada vengono fuori le viscere della città, grovigli di tubi, canali e spesso reperti archeologici. Quasi il 60% dei napoletani vive oggi sulle cavità, un sistema interconnesso di gallerie, cunicoli, catacombe conosciuto solo in parte (62.000 metri quadrati), il 15% degli abitanti non è allacciato alla rete fognaria, negli ultimi anni si sono verificati in media, quindici eventi franosi ogni 100 km".

"Per un problema o per l’altro soprattutto se si pensa ai problemi statici legati all’insufficienza strutturale dei grandi agglomerati di periferia sorti negli anni del boom edilizio, secondo studi di tecnici, ingegneri e geologi, le abitazioni a rischio sarebbero almeno 20mila. L’emergenza sottosuolo tocca un po’ tutti i quartieri. Emblematico quanto emerge nella zona di Camaldoli e di Pianura, dove il pericolo dissesto è strettamente legato all’abusivismo, alla lottizzazione selvaggia, agli sbancamenti che hanno divorato il patrimonio naturale".

Nella mappa dei quartieri a rischio, le aree ad alta instabilità comprendono il versante della collina di Posillipo, versanti interni della cinta di Agnano, mentre le aree con problemi di instabilità riguardano i versanti esterni dell’isola di Nisida, versante orientale della collina di Sant’Elmo, area sottostante l’ospedale Cardarelli. Inoltre le cave più instabili si trovano fuori-mura al Vomero, all’Arenella, in parte del corso Vittorio Emanuele e Posillipo, oltre che nei quartieri di Piscinola, Marianella e Chiaiano.

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