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Adriatico: basta con le
carrette del mare
Un incidente causerebbe danni all'ambiente e all'economia
Di fronte alla decisione del Ministro Bordon di vietare l’ingresso delle
carrette del mare nei porti del medio e alto Adriatico si sono scatenati
in molti. Amministratori e categorie economiche legate ai traffici di petrolio
hanno scagliato accuse di dilettantismo, fatto i conti dei danni economici.
Chi ha fatto i conti dei danni economici che potrebbe causare la cautela,
la tutela del mare e delle coste, non ha calcolato cosa potrebbe significare
per la pesca e per il turismo (più tutto l’indotto agricolo e zootecnico)
un incidente con fuoriuscita di petrolio, in un mare con poco più
di 30 metri di fondale, anche più piccolo di quello della Haven
(del quale ricorre il decennale) o dell’Erika (avvenuto poco più
di un anno fa).
Chi chiede proroghe e rinvii si è mai preoccupato in passato
di pretendere misure di sicurezza? Legambiente rilancia le sue proposte
per regolamentare la navigazione dei cargo che trasportano merci pericolose,
anche sulla scorta del positivo provvedimento (l’Oil Pollution Act) varato
dagli Usa nel 1990 all’indomani dell’incidente in Alaska alla petroliera
Exxon Valdez. La richiesta avanzata già anche alla Ue prevede che
chi vuole attraccare nei porti dell’Unione o navigare nelle nostre acque
territoriali deve sottostare ad una serie di regole ferree. Quattro in
particolare:
- Introduzione del risarcimento per danno ambientale in caso di incidente,
come già previsto per altro dalla normativa statunitense. L’Oil
Pollution Act (OPA) del 1990 ha infatti ampliato il campo delle responsabilità
perseguibili e modificato i meccanismi di risarcimento in caso di incidente.
Proprio in base a questa norma il governo federale statunitense ha imposto
alla multinazionale Exxon, in seguito all’affondamento della Exxon Valdez,
il pagamento di 5 miliardi di dollari (circa 7500 miliardi di lire). Si
può fare un semplice raffronto tra i risarcimenti pagati per la
Haven e per la Exxon: per ogni tonnellata di greggio sversata al largo
di Genova è stato pagato un milione, per ogni tonnellata di petrolio
fuoriuscita dalla Exxon ne sono stati pagati 200.
- La "rottamazione" della flotta con più di 10
anni d’età. Attualmente infatti circa il 90% delle superpetroliere
naviga da più di 16 anni e solo al compimento del venticinquesimo
anno scatta l’obbligo di adottare il doppio scafo per il 30% della sua
stazza. Obbligo che arriva al 100% al compimento del trentesimo anno di
vita. Legambiente richiede invece che il doppio scafo sia obbligatorio
per tutte le petroliere con più di 10 anni d’età.
- Limiti più restrittivi per la corrosione dello scafo tesi a
evitare i "cedimenti strutturali" delle vecchie carrette.
- Introduzione nella Ue della figura del "qualified individual"
(prevista dall’Opa Usa) per contrastare bandiere di comodo e società
fantasma (Paesi con regimi fiscali e autorizzativi vantaggiosi come Panama
e Liberia raccolgono rispettivamente il 16% e il 12% della flotta mondiale).
Gli armatori che vogliono approdare in Usa devono avere sul territorio
statunitense un rappresentante legale che si assuma gli obblighi finanziari
derivanti da un eventuale incidente.
Legambiente ritiene non rinviabile la realizzazione di un sistema coordinato
di gestione del traffico marittimo da terra, la predisposizione di rotte
di navigazione prestabilite, sicure e lontane dalle coste, un adeguato
addestramento degli equipaggi dei cargo.
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