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Rapporto rifiuti 2001: un'occasione persa
Molti obiettivi del decreto Ronchi ancora da raggiungere

"Un’occasione persa". Così Enrico Fontana, responsabile nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, ha commentato i dati emersi dal Rapporto Rifiuti 2001 realizzato dall’Anpa insieme all’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti. L’occasione persa è quella del decreto Ronchi del 1997, varato con l’obiettivo di definire una nuova e più efficace strategia di gestione dei rifiuti.

"A distanza di quattro anni - ha spiegato Fontana - buona parte degli obiettivi della legge sono ancora da raggiungere. Se nelle regioni del nord sono stati compiuti importanti passi in avanti sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti urbani, al sud purtroppo la situazione rimane insoddisfacente e, in molti casi, drammatica. Non aver investito le risorse necessarie per trasferire dalla carta alla realtà le direttive del decreto Ronchi rappresenta un’occasione persa per il nostro paese, ad esclusivo vantaggio della criminalità organizzata che lucra sul business dello smaltimento dei rifiuti".

Sono 29,3 i milioni di tonnellate di rifiuti urbani raccolti in tutta la penisola nel corso del 2000. Una gigantesca montagna di spazzatura, di cui solo una piccola porzione, pari a quattro milioni di tonnellate, è stata prelevata da raccolta differenziata. Un dato, quest’ultimo, che registra un incremento del 60% rispetto ai 2,5 milioni del 1997. Incremento vanificato però dall’aumento della quantità complessiva di rifiuti prodotti, passati da 26,6 a 29,2 milioni di tonnellate. Tutto l’opposto degli obiettivi del decreto Ronchi e delle direttive comunitarie, che miravano a coniugare il potenziamento della raccolta differenziata con una riduzione dei rifiuti prodotti. La raccolta differenziata, che in termini percentuali è passata dal 9,4% del 1997 al 14,8% del 2000, ha registrato dunque un saldo positivo di 1,5 milioni di tonnellate, ma non ha retto il passo della quantità totale di spazzatura prodotta, cresciuta in tre anni di 2,6 milioni di tonnellate.

Le discariche tradizionali, che dovrebbero costituire la fase residuale della gestione dei rifiuti, continuano così a fare la parte del padrone: il 74,4% della spazzatura raccolta continua infatti ad essere ammassata senza essere riutilizzata. L’auspicato passaggio del nostro sistema di gestione dei rifiuti, ancora troppo legato allo smaltimento in discarica, verso una modalità integrata basata su diverse forme di recupero non è dunque avvenuto. I progressi compiuti sul versante della raccolta differenziata, inotre, sono stati significativi per quanto riguarda alcuni materiali, a partire dalla carta, mentre in altri casi si sono finora rivelati deludenti. A ciò si somma l’effetto deleterio della quantità insostenibile di imballaggi che continua ad essere immessa sul mercato.

Preoccupante anche il dato relativo ai rifiuti speciali. Nel 1998 infatti la produzione stimata di rifiuti speciali è stata di 68 milioni di tonnellate, ma solo 56,4 milioni sono stati effettivamente gestiti. E gli altri 11 milioni? Ufficialmente sarebbero finiti in depositi temporanei, ma la loro effettiva destinazione meriterebbe di essere verificata.

"A questo proposito - ha aggiunto Fontana - è opportuno avviare una campagna di sensibilizzazione ed informazione per attivare un sistema di monitoraggio puntuale che consenta la verifica della destinazione finale di questo tipo di rifiuti".
 

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