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Foggia: solo la punta dell'iceberg I sequestri dei vagoni di rifiuti ospedalieri nella stazioni di Foggia e Falconara marittima potrebbero essere solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio che potrebbe assumere connotati ancor più preoccupanti. Alla base di questa vicenda ci sarebbe la decisione della Giunta Regionale sarda, varata circa due mesi e mezzo fa, di non trattare più i rifiuti di origine ospedaliera, provenienti da altre regioni italiane. Prima di questa decisione, ogni anno confluivano nei cinque inceneritori dell’isola circa 30.000 tonnellate di scarti ospedalieri da tutta Italia. Il blocco delle frontiere regionali ai rifiuti ha causato quindi un vero e proprio deficit di smaltimento che, stando ai numeri, è ipotizzabile intorno alle 5000-6000 tonnellate di rifiuti in cerca di un impianto finale di smaltimento. Un enorme quantitativo di rifiuti speciali che potrebbero essere ancora stipati in convogli e capannoni o parcheggiati nelle stazioni in giro per l’Italia. "Le Ferrovie dello Stato - ha dichiarato Enrico Fontana, responsabile settore Ambiente e Legalità di Legambiente - devono rispondere con immediata chiarezza e trasparenza ai diversi interrogativi che emergono da questa vicenda: è necessario verificare se ci sono altri vagoni contenenti rifiuti ospedalieri fermi in altre stazioni, quali sono i quantitativi in gioco, chi sono i produttori e le eventuali destinazioni finali". I sequestri di questi giorni confermano inoltre come la "rotta adriatica" rappresenti uno dei percorsi privilegiati della rifiuti Spa, gestita dagli ecocriminali. Milioni di tonnellate di rifiuti partono infatti dall’Emilia Romagna e si muovono lungo la dorsale adriatica per giungere in Puglia, sempre più spesso identificata quale sito finale di smaltimento. La Puglia non è nuova ad emergenze di questo tipo. Già nell’ultimo rapporto sulle ecomafie stilato da Legambiente emergevano infatti le notizie di circa 40 sequestri di siti e discariche abusive eseguite in tutta la regione dalla forze dell’ordine solo nel corso del 2000. Tre discariche abusive, in cave abbandonate del salentino, a Presicce, Acquarica del Capo ed Ugento, una cava di 2 ettari nel foggiano e una discarica abusiva di rifiuti speciali e altre numerose nel brindisino - una delle quali estesa ben 7,5 ettari - sono solo alcuni esempi delle operazioni effettuate nel corso del 2000 nella regione che compare al primo posto nella classifica nazionale delle infrazioni riscontrate nel ciclo dei rifiuti, con ben 260 reati accertati dalle forze dell’ordine. Sempre nel rapporto Ecomafia 2001 poi, Legambiente denunciava il ruolo nevralgico dell’Emilia Romagna nelle rotte illegali che muovono lungo la penisola migliaia di tonnellate di rifiuti. |
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