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Soverato, un anno dopo nulla è cambiato
Nessun intervento per la messa in sicurezza dell'area

Il dolore e la rabbia sono ancora fortissimi. Resi più acuti dal fatto che l’avidità e la prepotenza dei ladri di territorio che hanno causato la morte di chi già dalla vita aveva avuto sofferenze ed esclusione e di chi generosamente e volontariamente li aiutava a conquistarsi un’esistenza migliore, non è stata nè bloccata nè punita. Dietro la tragedia di Soverato, che il 10 Settembre dello scorso anno provocò la morte di tredici persone, ci sono anni di saccheggio del territorio, di azioni scellerate dell’uomo, di scelte superficiali, di politiche - nel migliore dei casi - miopi.

Tutti, magistratura compresa, avevano preferito ignorare le denunce di Legambiente e delle altre associazioni ambientaliste che nel corso degli anni avevano denunciato i pericoli e i danni provocati dalla realizzazione di dighe sull’Ancinale, dagli sbarramenti fissi per deviare in gallerie scavate nella montagna le acque dei torrenti Turriti, Alaco e Beltrame. Progetti dai costi esorbitanti, presentati senza alcuna valutazione d’impatto ambientale. Ancora oggi però, la Calabria e la zona di Soverato in particolare, continuano a subire assalti e devastazioni assurde, come la recente operazione - da parte di ignoti - che con le ruspe ha provocato lo sbancamento degli argini del fiume incriminato, il Beltrame, e il deflusso in mare dei detriti e dei rifiuti accumulati.

Nel corso del 2000, addirittura, la Calabria ha ottenuto il primo posto nella classifica delle regioni per quantità e qualità di fenomeni illegali nel ciclo del cemento: dalle attività estrattive illecite all’abusivismo edilizio. Nel corso del 1999 le forze dell’ordine avevano infatti accertato bel 551 illeciti con 3.082 costruzioni abusive. Nel corso del 2000 gli illeciti sono passati a 1.288 (quasi il triplo!) con 2.620 costruzioni abusive. E l’abusivismo edilizio sul demanio marittimo conferma il triste primato: 652 infrazioni accertate (pari al 22% del totale nazionale), superiori a quelle segnalate in Sicilia (480) e Campania (416).

"L’unica strada - ha dichiarato Andrea Dominijanni di Legambiente Calabria - per mettere in sicurezza quel territorio è dotarlo di un presidio territoriale competente, costituito da geologi, ingegneri ed esperti meteorologi, che rapidamente consegnino alla Regione una carta del rischio a scala 1: 5.000, cioè sufficientemente dettagliata da rendere comprensibili i vincoli e le eventuali scelte di delocalizzazione necessarie. Ma la conoscenza non basta. È necessario anche costruire un sistema di allerta rapido con relativi piani di informazione ed evacuazione dei cittadini. Perchè quello che è successo lo scorso anno a Soverato, con le piogge dei prossimi mesi, potrebbe accadere in molte altre zone della regione".

Sono numerosi infatti i campeggi e le strutture turistiche costruite vicino alle foci dei fiumi calabresi, aree caratterizzate da ricca vegetazione e dalla vicinanza al mare, come il Camping Glauco, alla foce del Beltrame, il faro Punta Stilo a Guardavalle o il Camping Internazionale dello Ionio a Santa Caterina, solo per citare alcuni dei siti più a rischio.

"La sicurezza dei cittadini può essere assicurata da una sistematica e diffusa manutenzione della terra e dei fiumi provvedendo ad una diffusa rinaturalizzazione. Sono interventi poco costosi - ha dichiarato Francesco Ferrante, Direttore generale di Legambiente - ma assai più ricchi di lavoro qualificato. Si tratta di avviare una vera politica di prevenzione. Difficile da realizzare perchè non arricchisce l’industria della catastrofe e del cemento".

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