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I crimini dell'industria pesante italiana
Ambiente, salute e occupazione le priorità trascurate

A Genova l’inquinamento contribuisce in modo significativo al decesso di 500 persone ogni anno. Ma piuttosto che investire in innovazione e ammodernamento degli impianti industriali, e reinserire i lavoratori nei processi di bonifica e recupero delle aree a rischio, si preferisce scatenare la guerra sul lavoro, mettendo gli operai e i cittadini di Genova di fronte alla scelta tra salute e occupazione. Che l’industria in Italia si confermi come una delle principali cause di rischio per la salute è dimostrato oltre che dalle indagini e dai processi in corso, anche da recenti studi dell’Oms sulla popolazione esposta al rischio inquinamento industriale.

"La ricerca rimane a zero - ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente - l’obsolescenza impiantistica la caratteristica più diffusa, gli interventi di risanamento ambientale, solo in parte avviati. Tutto il settore appare particolarmente a rischio per gli incidenti rilevanti, anche per le scarse condizioni di sicurezza in cui lavorano gli addetti, per il minore livello di conoscenza dei processi e la sempre più scarsa formazione, dato che la manutenzione è ormai totalmente in mano a ditte esterne che spesso si aggiudicano l’appalto al massimo ribasso".

La salute dei più di 11 milioni di italiani che abitano nelle 15 aree a rischio di crisi ambientale diffuse su tutto il territorio nazionale risulta infatti ad alto rischio. I pericoli maggiori per la popolazione sono concentrati a Brindisi dove la mortalità maschile per tumore supera del 48% la media regionale, a Crotone dove supera del 46% la media provinciale, a Taranto dove lo scarto sulla media regionale è del 22% e a Massa Carrara dove arriva al 21%. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi agli incidenti sul lavoro. Nel panorama delle industrie a rischio di incidente rilevante, buona parte delle quali sono impianti chimici o petrolchimici, sono infatti aumentati di oltre il 40% il numero di incidenti: 51 durante i primi dieci mesi del 2000 rispetto ai 35 del 1999. Per un totale di 123 incidenti negli ultimi tre anni, con 23 morti e 146 feriti. Il numero dei morti è raddoppiato nell’ultimo anno, passando dai 9 del 1999 ai 18 del 2000.

"Una situazione grave - ha sottolineato Ferrante - imputabile in gran parte al ritardo tutto italiano nel settore dell’innovazione, frutto di una politica industriale miope poco lungimirante, oltre che irrispettosa della salute delle persone e dell’ambiente. Dopo anni di segnalazioni e denunce inascoltate, in molti casi la magistratura sta finalmente intervenendo, ma bisogna allargare le indagini a tutti i siti a rischio, per evidenziare responsabilità ed evitare ulteriori morti per cause di servizio o tra la popolazione residente. Tutto questo, senza rinviare oltre la chiusura dei cicli di lavorazione per cui è stata dimostrata la pericolosità sanitaria e l’incompatibilità ambientale. Il risanamento ambientale, la bonifica dei siti contaminati e di quelli dismessi deve diventare l’impegno prioritario delle industrie volte al futuro, perchè non è pensabile una politica di crescita economica che non consideri le ragioni ambientali e la sicurezza dei cittadini ".

A Porto Marghera è in corso un processo, avviato nel 1997, nei confronti dei vertici delle varie aziende che si sono avvicendate nella proprietà degli impianti del petrolchimico, e già Montedison ed Enichem hanno stanziato 60 miliardi per risarcire lavoratori e famigliari degli addetti costituitisi parte civile; a Brindisi con accusa di strage colposa e disastro ambientale sono giunti 68 avvisi di garanzia ad altrettanti dirigenti locali del petrolchimico; a Mantova sono indagati i vertici EniChem, a Ferrara e Ravenna è stato inoltrato un esposto perchè si indaghi. Oltre alle problematiche legate al rischio industriale e sanitario nelle aziende tuttora funzionanti, grave e tuttora irrisolto appare quindi il problema relativo agli impianti dismessi e a quelli in via dismissione inseriti in progetti di bonifica. Il risanamento ambientale, la bonifica dei siti contaminati e di quelli dismessi deve diventare l’impegno prioritario delle industrie volte al futuro, perchè non è pensabile una politica di crescita economica che non consideri le ragioni ambientali e la sicurezza dei cittadini.

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