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Progetto Chernobyl, dar voce al silenzio
Di Roberto Rebecchi, Coord. Legambiente Solidarietà E-R

Con il mese di Settembre si è concluso il progetto di accoglienza 2002 del progetto Chernobyl di Legambiente Solidarietà, ma di fatto non si conclude il nostro aiuto ed intervento a favore dei bambini e delle popolazioni contaminate a seguito dell’esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl.

Il 2002 è stato un anno impegnativo per le attività dei circoli e dei comitati presenti sul territorio regionale, abbiamo iniziato a discutere insieme degli obiettivi, abbiamo condiviso le risorse umane ed economiche, le responsabilità e le soddisfazioni. Non c’è nulla di scontato in tutto questo, anzi, alcuni ancora oggi non ne sono del tutto convinti e preferiscono seguire o meglio rimanere ancorati a strade già percorse e conosciute.

Ma la solidarietà, lo spirito di cooperazione richiede prima di tutto la capacità di mettersi in discussione, di confrontarsi all’interno e all’esterno, di ridefinire gli obiettivi, di capire i bisogni primari del beneficiario del nostro intervento, che sempre più deve divenire un interlocutore attivo dei progetti che andremo a realizzare.

Non vi sono altre strade, se il nostro futuro è la cooperazione decentrata, e per un’associazione come Legambiente non possono esservi strade diverse, non ci interessa l’aiuto fine a sé stesso che crea dipendenza, assistenzialismo, che gratifica prima di tutto il donatore a discapito dei veri valori della solidarietà.

Solidarietà significa prima di tutto sforzarsi di intervenire sulle cause della sofferenza, senza aspettarsi o ricercare gratificazioni personali, e pertanto la via da seguire per la rimozione del disagio o comunque per un reale intervento di aiuto è quella di attuare programmi di cooperazione.

Il progetto dell’accoglienza ha rappresentato e rappresenta per la nostra associazione una base importante, la nostra storia, il nostro passato, le nostre fondamenta, sulle quali oggi possiamo costruire risposte ancora più efficaci, dare continuità al nostro intervento, mettere i temi dell’infanzia e delle sviluppo sostenibile al centro del nostro agire.

Il progetto dell’ambulatorio mobile, dotato di strumentazione medico scientifica per la diagnosi precoce del tumore tiroideo a favore delle popolazioni della provincia di Luninets, nella regione di Brest in Bielorussia, rappresenta un primo passo nella direzione auspicata, i risultati dei primi mesi di lavoro dell’equipe Bielorussa, ci conforta in tale senso, il metodo di lavoro seguito è stato probabilmente il migliore nella condizione attuale, abbiamo operato con serietà e grande senso di responsabilità, condividendo con vero spirito di cooperazione gli obiettivi con i nostri interlocutori locali.

Il senso di responsabilità è un nodo centrale del futuro, non solo nostro, per l’aiuto alle popolazioni più svantaggiate in generale e nello specifico nei confronti delle popolazioni colpite dalla nube radioattiva di Chernobyl.

Fare cooperazione vuole dire assumersi una responsabilità, un impegno nel tempo, discutere e ridefinire gli obiettivi, responsabilizzando i beneficiari del nostro intervento, per crescere insieme, questo è lo sviluppo, crescere attraverso percorsi di responsabilizzazione.

La nostra associazione, Legambiente, può e deve oggi essere capace di intraprendere strade nuove, di crescere e di fare della solidarietà processi e progetti di cooperazione internazionali, legati prima di tutto ai propri obiettivi, ai propri principi, alla salvaguardia dei diritti dell’infanzia, che sempre più sono correlati alla salvaguardia dell’ambiente.

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