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Italia, il Paese dell'emergenza
perenne "Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata, scriveva qualche secolo fa Livio. Oggi potremmo dire che mentre a Johannesburg si discute, l’Italia e l’Europa cadono sotto i colpi di un clima impazzito". Così Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente, ha commentato l’ennesimo stato di emergenza dovuto alle piogge. La metà dei Comuni a rischio idrogeologico; un territorio martoriato, solo negli ultimi 10 anni, da quasi 13.000 disastrosi eventi idrogeologici; somme fantasmagoriche spese per fronteggiare le emergenze. E ancora una volta, all’ennesimo temporale estivo, l’Italia è in ginocchio: poche gocce d’acqua costringono gli abitanti di Sarno a guardare preoccupati i versanti del monte, i Comuni del Bacino del Po a sperare che, a soli due anni, non arrivi l’ennesima alluvione. Un po’ di pioggia è sufficiente per rivedere sui telegiornali immagini di distruzione, di paura, di sofferenza. Nel corso del 2001 in Italia si sono verificati 341 eventi idrogeologici, nel 2000 ben 1237. Nell’ultimo decennio (1991-2001) il territorio nazionale è stato funestato da quasi 12.000 frane e oltre 1.000 piene. Le vittime nell’ultimo trentennio sono state oltre 3.500 (più di 9 morti al mese), oltre 100.000 i miliardi di danni. Soltanto nell’ultimo decennio si sono verificati 6 eventi disastrosi, con un bilancio di 284 vittime. Eppure soldi ne sono stati spesi, e non pochi. Tutti soldi usati per le ricostruzioni e per mettere in azione la macchina dei soccorsi. "Il altre parole - da dichiarato Ferrante - finanziamenti che non comportano un miglioramento della situazione per il medio e lungo periodo, ma semplicemente tamponano i danni per ricostruire ciò che, al temporale successivo, sarà un’altra volta distrutto. Se solo una parte di questi soldi fosse stata impiegata in modo preventivo per la manutenzione ordinaria del territorio e per opere di difesa idraulica compatibili con l’ambiente (risagomatura degli argini, creazione di golene allagabili, casse di espansione), avremmo già ridotto i rischi e le tragedie, con un risparmio enorme anche in termini economici". Un esempio per tutti: il Piemonte, per il quale è stato firmato lo stato di calamità naturale. Colpito da due alluvioni (1994 e 2000), nonostante i soldi spesi per la ricostruzione, continua, con le piogge di Luglio e quelle di questi giorni, ad essere messo in crisi da eventi alluvionali. Nel biennio 2000-2001 lo Stato ha speso quasi 1.700.000 euro (oltre 3.270 miliardi di lire) per interventi tesi ad affrontare e riparare i danni delle più grandi calamità idrogeologiche che si sono abbattute sul nostro territorio. Soldi che hanno prodotto pochi miglioramenti nella sicurezza del territorio e che si sono limitati a salvare il salvabile una volta che la carica distruttiva dell’evento si era ormai sprigionata. "Il altre parole, si tratta di soldi spesi per rispondere ad un’emergenza immediata, ma che nulla fanno per scongiurarne di future. Se si pensa che un’attenta e minuziosa opera di manutenzione del reticolo idrografico del bacino del Po in Provincia di Torino può costare orientativamente 86 miliardi delle vecchie lire, con un immediato riscontro sulla mitigazione del rischio, appare chiaro come, con i 3.270 miliardi spesi per i soli interventi di emergenza nel 2000-2001, sarebbe possibile pensare di ridisegnare una gestione più razionale e più sicura del territorio". |
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