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Elettrosmog, il comitato si contraddice
Ignorato anche lo studio commissionato da Veronesi

Elettrosmog dannoso come un caffè? Lo dice Richard Doll, illustre epidemiologo che giusto lo scorso anno ammise "un piccolo rischio di leucemia infantile sussiste". Lo sostiene anche il responsabile del Comitato consultivo internazionale del progetto campi elettromagnetici dell’Oms, Istituto che ha giudicato l’elettromagnetismo fra i possibili fattori cancerogeni. Della stessa opinione l’oncologo Cognetti, indicato dal Ministero della Salute, quello stesso Ministero che un anno fa commissionò uno studio che indicava, in assenza di certezze, la via del principio precauzionale.

"Le opinioni negazioniste del Comitato - ha dichiarato Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente - non bastano a fare tabula rasa né dei rischi né del principio di precauzione che questi rischi richiedono. E non sono i soliti ambientalisti a dirlo o qualche comitato di quartiere, ma un altro Comitato internazionale di esperti, quello nominato nell’Aprile dell’anno scorso dal Ministro Veronesi".

Quello studio, commissionato da un Ministro tutt’altro che convinto del legame tra elettrosmog e tumori, i cui risultati non sono mai stati pubblicati, riconosce che per le emissioni a frequenze di 50 Hz "sono disponibili numerosi studi epidemiologici in materia di cancerogenesi" che "suggeriscono che vi sia un’associazione fra incremento del rischio di leucemia infantile ed esposizioni ragionevolmente prolungate a campi di induzione magnetica a livelli superiori a 0,4 microtesla". Sempre la relazione finale del gruppo di lavoro, pur ammettendo che "non è dimostrato il carattere causale di tale associazione" sostiene che "per quanto riguarda la protezione da possibili effetti a lungo termine associati all’esposizione appare opportuno fare riferimento al principio cautelativo", ad un insieme di regole, cioè, finalizzate a trattare rischi non adeguatamente studiati ma altamente probabili.

E gli studi a riguardo, quelli che l’attuale comitato fa finta di non vedere, sono numerosi ed accreditati. A partire da quello condotto dall’Ente nazionale inglese per la protezione radiologica, l’organo presieduto da Richard Doll, illustre emidemiologo nonchè membro del Comitato nominato dal Governo Berlusconi: Colin Blakemore, membro dell’Ente ha sostenuto che "c’è la prova che i fili dell’alta tensione aumentano leggermente il rischio di cancro. E noi siamo pronti a riconoscere questo legame". Si può leggere, altrimenti, lo studio condotto negli Usa e in Gran Bretagna commissionato dal Dipartimento per la salute dello Stato di Washington e pubblicato nella primavera del 2001 nel quale si afferma che "il 60% delle leucemie infantili si potrebbe prevenire, in quanto attribuibili alla elettrificazione residenziale". E ancora: la ricerca pubblicata nel Luglio del 2001 e condotta dai ricercatori del centro di ricerche oncologiche Giovanni XXIII dell’Università Cattolica del Sacro Cuore su colture di cellule normali e tumorali che si conclude affermando che "l’associazione tra esposizione ad onde elettromagnetiche a bassa frequenza e cancro solleva grande preoccupazione".

Un’altra ricerca, condotta questa volta in Germania e pubblicata nell’Aprile 2001 sulla rivista "International journal of cancer" ha sottolineato come l’esposizione ai campi durante la notte potrebbe essere fattore di rischio per l’insorgere di leucemia acuta nei bambini.

"Non spetta a noi trovare una risposta certa - ha dichiarato Ferrante - quello che invece pretendiamo è che proprio in mancanza di certezze, sia nel giudicare l’elettrosmog causa di leucemie infantili che nel negare questo nesso, venga applicato il principio di precauzione, quello stesso principio sancito dall’Unione europea che dovrà essere il fondamento dei decreti attuativi della legge quadro".

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