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Gela, studio Oms conferma rischi salute
Presentata un'interrogazione parlamentare sulle bonifiche

"Dobbiamo assolutamente chiudere questa stagione di veleni, creando le premesse per avere certezze economiche per la bonifica e il recupero dei siti inquinati".

Così Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente, ha commentato la vicenda del petrolchimico di Gela, citando uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare.

Nell’interrogazione parlamentare viene sottolineata la necessità di attuare il principio "chi inquina paga" come uno dei vincoli cui far riferimento per avviare finalmente il piano delle bonifiche che, secondo le stime di Legambiente, dovrebbe interessare ben 5.000 nuovi addetti altamente qualificati.

L’area di Gela in particolare, secondo lo studio dell’Oms, mostra "eccessi per entrambi i sessi per mortalità totale, che crescono sensibilmente se correlati ai fattori socio-economici".

"Nel solo Comune di Gela - ha dichiarato Realacci - si registrano eccessi significativi per il tumore allo stomaco e per il tumore al colon, inoltre si registra nell’intera area un aumento di rischio di contrarre un tumore polmonare tra gli uomini per le generazioni più giovani e tale tendenza, presente anche in altre cause tumorali, è in contrasto con la mortalità generale in diminuzione e suggerisce l’accumularsi di effetti sulla salute legati ad esposizioni professionali nei decenni passati che non vanno sottovalutati".

Nell’interrogazione si chiede se non sia opportuno l’inserimento nel nostro ordinamento di una normativa analoga a quella vigente negli Stati Uniti ispirata al "Superfund", ovvero all’insieme di norme che fissano la responsabilità delle imprese in caso di contaminazione ambientale, definiscono le procedure per la valutazione del rischio, individuano una lista di priorità nazionali degli interventi di bonifica.

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