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Gela, inadempienze e silenzi
colpevoli "Gli abitanti e gli operai di Gela scontano sulla loro pelle un decennio di inadempienze e colpevoli silenzi. La centrale termoelettrica dell’Agip - ha dichiarato Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente - dal ’95 brucia pet coke come fosse combustibile, nonostante il decreto Ronchi del ’97 lo classifichi inequivocabilmente come rifiuto, in recepimento alle norme europee. Chi vuole servirsene per generare energia termica o elettrica deve quindi sottoporlo a specifici trattamenti in caso di combustione. Questi anni di condotta illegale rischiano di essere cancellati in pochi giorni, sotto la minaccia di una situazione esplosiva: ancora una volta, con l’incubo del ricatto occupazionale, si faranno concessioni agli industriali che paventano la progressiva dismissione degli impianti". La posizione di Legambiente sulla vertenza è secca: il pet coke è un residuo di raffinazione ad alta concentrazione di zolfo e metalli pesanti come nickel, vanadio e cromo: tutti cancerogeni e mutageni. È paradossale legalizzarne l’uso come combustibile dicendo di farlo in nome dell’ambiente. Il decreto che cambia identità al pet coke avrà probabilmente vita brevissima. "L’Ue non lo accetterà mai - ha dichiarato Ferrante - perchè in contrasto con la sua normativa su rifiuti e combustibili e perchè turbativo della libera concorrenza". Solo a Gela si potrà usare greggio di bassa qualità (quindi meno caro) senza spendere una lira per smaltire i residui di lavorazione che, anzi, verranno usati come combustibile. Nessun’altra centrale è autorizzata a fare lo stesso, e se usasse rifiuti con livelli di zolfo equiparabili a quelli del pet coke dovrebbe investire ingenti somme per sistemi di abbattimento dei fiumi molto più sofisticati di quelli di cui dispone l’Agip. "Ma a Gela il problema non è solo la centrale termoelettrica. Paradossalemente anzi la centrale è l’unico impiano su cui siano stati effettuati interventi per limitare i drammatici impatti sull’ambiente e la salute. Tutto il petrolchimico resta in allarme rosso". Una delibera del ’90 definisce l’area ad elevato rischio ambientale. Fu approntato ed approvato nel ’95 un piano di risanamento ambientale (Dpr del 17/1/95) che da allora, nonostante il commissariamento, non ha fatto nessun passo concreto. I 40 miliardi di lire stanziati dal Governo si sono persi nelle imperscrutabili piege dei bilanci della Regione Sicilia. L’efficacia dello stesso piano è quantomeno discutibile: vi è previsto infatti il completamento di alcune condotte fognarie, la bonifica di discariche di RSU, fondi per consulenze e studi di varia natura, e persino per l’acquisto di strumenti destinati al Laboratorio di igiene e profilassi. Ma che ne è delle emissioni in atmosfera e del loro monitoraggio? E dei rifiuti speciali? "La situazione - ha concluso Ferrante - non si cambia con un decreto nè in pochi giorni. È necessario e urgentissimo mettere in piedi un efficiente e sistematico monitoraggio degli impatti ambientali in atmosfera, sulle acque, nel terreno. Il passo successivo dovrà essere la revisione e la rapida applicazione del Piano di risanamento ambientale, partendo da interventi a brevissimo termine che rendano tollerabili le condizioni di lavoro negli impianti e la vita in tutto il territorio di Gela". |
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