|
Operazione contro gli imballaggi
inutili Sabato, giornata di spesa settimanale. Questa volta però i clienti di molti supermercati hanno trovato una sorpresa ad attenderli. Tra i vari reparti, alle casse e agli ingressi di molti centri commerciali c’erano gli attivisti di Legambiente che invitavano a "disimballare" la loro spesa. A liberarsi cioè di tutto il sovrappiù che non serve: scatole, plastiche che avvolgono la scatola, confezioni che fasciano l’ultima offerta di campioncino di balsamo, vassoietti foderati di pellicola che ospitano inutilmente un prodotto già protetto dal suo contenitore. Un modo pacifico, ma d’impatto, per dire "tutto questo materiale, nostro malgrado lo abbiamo pagato, ma non vogliamo portarlo a casa". Superato il primo momento di sconcerto, la risposta delle migliaia di persone che affollavano i supermercati è stata immediata ed è partito con successo il disimballo della spesa. I prodotti sono stati scartati dagli involucri che in breve tempo si sono accatastati a formare un cumulo molto significativo di materiale inutile. O meglio, utile soltanto per finire dentro la spazzatura e per essere pagato dai cittadini due volte: al momento dell’acquisto e con la tassa comunale dei rifiuti. "L’Italia è il Paese europeo che produce e spreca più imballaggi - ha dichiarato Roberto Della Seta, portavoce nazionale di Legambiente - basti pensare che nel nostro Paese si producono annualmente più di 26 milioni di tonnellate di rifiuti e di queste il 40% in peso e il 60% in volume è generato dagli imballaggi. Una produzione il più delle volte sconsiderata, perchè sebbene sia vero che gli imballaggi sono indispensabili per il trasferimento e la conservazione di beni e prodotti, è altrettanto vero l’abuso che ne viene fatto ad opera soprattutto delle aziende della grande distribuzione. Negli ultimi anni in Italia l’avvio a recupero energetico dei rifiuti da imballaggio ha già compiuto qualche passo in avanti, circa un terzo viene recuperato, ma ancora molto c’è da fare per arrivare all’obiettivo del 50% stabilito dall’Unione Europea per il 2002. Le imprese hanno un ruolo determinante in questi processi, ma anche i cittadini possono fare molto, modificando il loro atteggiamento al consumo". |
|
|
|
© 2002 Legambiente Maquis |
||