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Lunardi? Un Ministro fuori dal mondo
Replica di Realacci alle dichiarazioni del Ministro

"Mentre Matteoli sostiene l’idea di un referendum popolare sul terzo traforo del Gran Sasso e Ciampi si dimostra sensibile alle richieste della popolazione, Lunardi, per tutta risposta, fissa la data dei lavori. E non basta. Il Ministro non solo dimostra di essere scoordinato rispetto al resto delle istituzioni, ma dà prova di essere fuori dal mondo. Dopo un anno di governo, infatti, e dopo migliaia di miliardi spesi per autostrade e trafori, con un tempismo invidiabile, si accorge del pauroso ritardo in cui versano i trasporti ferroviari in Italia".

Così Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente, ha replicato alle dichiarazioni del Ministro delle Infrastrutture.

"Il terzo traforo, checché ne dica il Ministro, non è una questione di vita o di morte. Per rendere più sicuri i locali del laboratorio basterebbe intervenire sull’ingresso del secondo traforo. I lavori per il nuovo tunnel comporterebbero enormi danni ambientali ed economici in una delle più preziose aree protette italiane senza che siano ancora chiariti i rischi derivanti da nuove profonde perforazioni nel corpo della montagna. Che poi la gran parte della popolazione sia contraria non conta: Lunardi ci ha abituato a questa politica che sotto l’etichetta di federalista nasconde una visione drammaticamente accentratrice e insofferente verso ogni confronto democratico".

"Per quanto riguarda le ferrovie siamo contenti che anche il Ministro dei Trasporti si sia accorto della loro pessima salute. A Lunardi però vogliamo ricordare che di tutto questo il merito è anche suo".

Sono tanti i soldi stanziati per le opere pubbliche e quasi tutti finiscono all’asfalto: 51 miliardi di euro finiranno in strade ed autostrade (il 58% dei fondi della legge obiettivo, il 69% della spesa prevista nel prossimo triennio). Soldi, tanti soldi anche in opere ferroviarie faraoniche, ma di dubbia utilità: 30 miliardi di euro verranno spesi per i tunnel del Frejus e del Brennero e per il Ponte sullo Stretto e l’Alta Velocità a Reggio Calabria. E poco per tutto il resto, ossia per quello che serve davvero a far muovere il Paese in maniera spedita, sicura, poco inquinante: i nodi urbani, l’adeguamento della rete che resta in molti tratti vecchia, a binario unico, senza elettrificazione, lo spostamento su ferro delle merci che attraverseranno le Alpi, gli investimenti per migliorare qualità ed efficienza del trasporto delle persone e delle merci.

"A questa impostazione - ha concluso Realacci - Legambiente oppone una politica dei trasporti che si pone l’obiettivo, nell’arco di 5-10 anni, di aumentare l’offerta merci, liberare binari per il trasporto locale, far diminuire la mortalità sulle strade, il traffico di Tir e automobili, puntando in primo luogo sui nodi e sulle aree urbane. Una scelta efficace per ambiente e trasporti".

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