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Decreto attuativo della legge obiettivo
Infrastrutture: esclusi i Comuni e svuotata la Via

Una legge che ci riporta rapidamente al centralismo sulle grandi opere, che esclude le volontà delle amministrazioni locali e che dà tutto il potere ai concessionari e ai General Contractor. Una decisione che annulla il senso di una seria Valutazione di Impatto Ambientale, ora realizzata solo su progetti di massima e da una nuova commissione creata "ad hoc" per far passare le opere. Ecco le novità del decreto attuativo approvato dal Consiglio dei Ministri sulla Legge Obiettivo.

"Una legge assolutamente inadeguata per il nostro Paese - ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente - ma ottima forse per lo Stato, in gran parte desertico, del Nevada. Peccato che invece da noi bisogna considerare che tra Ravenna e Venezia c’è il delta del Po e le Valli di Comacchio e che tra Livorno e Civitavecchia trovi le colline della Maremma. Aree e zone preziose di cui forse un buon Governo dovrebbe tenere conto".

Il rischio vero è che lo Stato si tuffi in una nuova appaltopoli: tornando di gran fretta agli impegni finanziari faraonici senza garanzie sui rincari in corso d’opera, senza controllo sugli appalti, senza tutele per l’ambiente. Dando anche il via ad una valanga di ricorsi, così come già avvenuto per il terzo traforo del Gran Sasso.

Lo Stato, affidando opere ad un General Contractor rinuncia al controllo sulle varianti in corso d’opera e sui loro costi, che graveranno integralmente sul bilancio pubblico. Nessun limite, per le concessioni, né sui tempi né sulle dimensioni degli interventi pubblici. I Comuni vengono esautorati da ogni potere: non avranno diritto di parola fino al progetto definitivo, e comunque su aspetti che non modificano la localizzazione e le caratteristiche essenziali delle opere e non ne variano il costo. La valutazione di impatto ambientale, intervenendo solo alla fine del progetto preliminare, viene svuotata di ogni significato, e ogni decisione viene rimessa nelle mani del Cipe.

Una deregulation sfrenata all’insegna dell’opacità e dell’assoluta perdita di ogni controllo sulla realizzazione delle opere, concepite senza una vera politica dei trasporti. Ciliegina sulla torta la creazione della Infrastruttre Spa.

"Lo Stato - ha concluso Realacci - potrà indebitarsi per avviare le opere più disparate senza che i debiti così contratti vengano computati nel bilancio pubblico, senza dunque incorrere nell’infrazone del patto di stabilità Ue".

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